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Archive → gennaio, 2013

Un settore che non vede crisi

Stamattina sul giornale “Leggo” appare questo articolo:

Un settore che non vede crisi

L’ autorizzazione….?

Leggete qui:
Multati!

Certo nei particolari non possiamo sapere cosa sia accaduto ma a volte la fantasia umana travalica alcuni limiti…

Veramente c’è un’ autorizzazione allo svolgimento di attività fisiche?

Annie e Miguel


E’ la domenica della ‘Corsa di Miguel’: trovare parcheggio nelle vicinanze dello stadio dell’Acqua Acetosa diventa un’impresa. La gara fa ormai registrare più di 5000 iscritti e la sicurezza dell’organizzazione prevede che intorno all’impianto ci sia una zona molto ampia inaccessibile alle automobili.

Per me, che arrivo sempre in ritardo, significherebbe parcheggiare lontanissimo, col rischio di saltare il riscaldamento. Ecco perché quest’anno mi sono preparato a dovere: ho studiato a fondo Google Map e seguendo le indicazioni alternative sono riuscito a trovare posto su un tratto del Lungotevere a pochi passi dallo stadio.
Non vedendo altre macchine parcheggiate vengo colto da un dubbio: sono stato l’unico a pensarci oppure non esistono collegamenti praticabili tra qui e lo stadio?
Naturalmente mi rispondo con la prima ipotesi.
Prendo la borsa dal bagagliaio, la metto a tracolla e mi avvìo.
Ho caricato l’mp3 da ascoltare in gara con 45 minuti di brani musicali succulenti, selezionatissimi.
Vorrei già entrare in atmosfera ma resisto alla tentazione di infilarmi le cuffiette. C’è troppa calma in giro: voglio avere tutti i sensi attivi per essere sicuro di non aver sbagliato strada e di trovarmi esattamente dove credo.
Proseguo sulla banchina, accanto al fiume.
Mi fermo, a guardarlo scorrere.
La mattina è nuvolosa, il verde dell’acqua è opaco, e lì sotto, in questo momento, potrebbe transitare qualsiasi cosa.
Senza farsi vedere.
Nonostante questo pensiero, non proprio luminoso, vengo colto da un’ondata di sollievo: distinguo chiaramente le voci dagli altoparlanti che annunciano i grossi numeri della corsa e capisco di aver parcheggiato al posto giusto. Devo solo incamminarmi lungo quella larga scalinata di marmo e sarò arrivato.
Ancora un attimo.
Mi piace il rumore della corrente e il profumo dell’acqua, e dell’erba, insieme.
Chiudo gli occhi.
Sul viso una folata di vento fresco, nata chissà dove, che sembra avvertirmi di qualcosa, come una piacevole sveglia mattutina, di campanelli e carillon.
Riapro gli occhi.
Sull’acqua, lì davanti, vedo galleggiare uno scampolo di tessuto, un fazzoletto scuro. La riconosco, è la bandana compresa nel pacco gara: deve essere volata via a qualcuno. Sembra veleggiare in direzione del mare, con un pezzo di stoffa che sporgendo dall’acqua dà presa al vento, gonfiandosi. Seguo curioso quel movimento. Dovrebbe essere più irregolare, a zig e zag, e invece segue solidamente una scia come se fosse trascinato o sostenuto da sotto. Ecco che si gonfia ancora, di più, emerge completamente dall’acqua ed è diventata il copricapo di un … signore, di un ragazzo, che nuota con agilità. Si accorge di me, e mi saluta pure, sorridendo. Con due bracciate arriva alla banchina. Un salto, ed eccolo qui, davanti a me, in piedi. E’ vestito da runner, con una casacca a rigoni bianchi e celesti.
– “Ciao” – mi saluta, tutto gocciolante.
– “Ciao” – rispondo a bocca aperta, di sale, balbettando una battuta per dare l’impressione di non essere troppo sorpreso – “hai scelto di arrivare così, terrorizzato anche tu di non trovare posto per la macchina? ”
– “Piacere, Miguel” – si presenta dandomi la mano.
– “Miguel!? … come questo … della corsa ?” – mentre indico in direzione degli altoparlanti.
– “Non ‘come’, ma ‘proprio’ quello! Sono Miguel ”– e sorride ancora, come ad ammorbidire tutta l’incredulità che mi si sta formando in volto, avendolo riconosciuto dai manifesti disseminati ovunque – “ lo so cosa stai pensando, che non può essere possibile, ma ti assicuro che è tutto vero; provo a spiegarti anche se ho pochissimo tempo a disposizione.”
Parla a raffica.
Mi spiega che potrò vederlo ancora per pochi secondi, poi si trasformerà in un soffio di vento, sopra le nostre teste per tutto il tempo della gara e poi … niente più, fino al prossimo anno.
Nella fretta di parlare emerge sempre più il suo accento sudamericano, ma si fa capire benissimo. L’evento della gara concentra ogni anno migliaia di pensieri, tutti dedicati a lui, e la sua anima, ricevendo questa energia, può staccarsi, veleggiare, fino a scendere sulla Terra. Lo vedo gesticolare e mi accorgo che è un ragazzo, i suoi occhi brillano di rabbia primigenia, dell’ingiustizia subita, della lotta interrotta. Ma non mi parla di questo. Mi parla della musica, che adesso si può ascoltare durante la corsa: un miracolo, una gioia, che non ha potuto conoscere. Lui è morto nel 1978 e il primo walkman, la possibilità di portarsi dietro la musica, è della Sony nel 1979.
– “… siete fortunati! C’è la gioia di fondere il ritmo della corsa con la musica che si ama, la fatica che diventa vibrazione, le scarpette che spingono a ritmo, e gli occhi, il cuore, che ondeggiano, appoggiati su quell’orchestra.”
Lo vedo sfumare velocemente, evaporare, lasciando il Tevere sullo sfondo. Fa in tempo a darmi un’ultima spiegazione. Ha scelto me per parlare perché oggi avrebbe voluto correre la gara con la mia scaletta. Sa tutti i brani, me li dice in fila, uno dietro l’altro, e proprio alla fine, con gli occhi spalancati di un bambino, si fa promettere una cosa:
-“ Nei 200 metri finali, all’arrivo dentro lo stadio, aumenta il volume dell’ultimo brano in scaletta: ‘WHY di Annie Lennox’ , mi darà la forza e la gioia di aspettare fino al prossimo anno. Ti ringrazio di averlo scelto, è una sorpresa, perché non ha proprio un ritmo da diecimila metri, ma è l’urlo che sento, sono le lacrime che trattengo, è lo spazio che avrei voluto per la mia vita.”
Ciao.
Al suo posto rimane una piccola pozza d’acqua sul lastrone della banchina.
Mi guardo intorno.
Non c’è nessuno.
Non posso fare a meno di pensare di essermi sognato tutto quanto.
Mi avvio su per la scalinata, mi giro ancora una volta, verso il fiume, forse c’è ancora la bandana che galleggia.
Niente.
Proseguo, e improvvisamente, come se avessi acceso la tv, sopra l’ultimo gradino mi appaiono le griglie strapiene di partecipanti, a pochi minuti dalla partenza.

L’arrivo della ‘Miguel’ è solenne.
Lieve discesa preparatoria, la curva e poi l’ingresso allo stadio.
Centinaia di runners in spinta, uno accanto all’altro, per concedersi lo sprint finale, il ricordo che rimarrà.
Io sto lì in mezzo. E anche se sono convinto di essermi immaginato tutto, mantengo fede alla promessa fatta, alzo il volume. Le ultime strofe di WHY mi restituiscono la bellissima voce della Lennox, incalzante, poderosa.
Accade l’inaspettato.
In scaletta avevo caricato la versione in studio mentre adesso sta andando una versione dal vivo, con la voce di Annie Lennox più mossa, quasi emozionata e ancora più bella.
Alzo il volume al massimo, per gli ultimi 50 metri: accanto a quella voce, un controcanto, con evidente accento sudamericano, si appoggia possente alla melodia. E mentre taglio il traguardo improvvisamente me li vedo così, al centro della band, sul palco montato in mezzo allo stadio: Annie regge il microfono a due mani e Miguel le cinge i fianchi, per il loro duetto a squarciagola, abbracciati e sorridenti.

Corsa di Miguel – Roma 20 gennaio

runners_start

Nella mia costante impreparazione non posso però perdere un appuntamento classico per l’ inverno romano, la neve prevista non c’è, il freddo dovrebbe mollare per domenica e il percorso lo conosco in ogni suo centimetro.
Immagino che non sarò l’ unico ad esserci….

LIDENSE ( non so dove guardare )


Ieri ad Ostia, al Trofeo Lidense 2013, imbottigliato nella griglia della partenza, mentre aspettavo lo sparo, ho notato due runners, un lui e una lei, poco distanti da me. Ho avuto la sensazione che fosse il loro primo incontro e mi è scattata questa … boh, non è poesia, forse potrebbe diventare una canzone, sicuramente è la fotografia di come quei due rimarranno nei miei ricordi.

E’ alla partenza che ti incontro,
“mi sta tutto bene”, dici.
Non vedevi l’ora che arrivasse questa gara
e il clima, vento d’inverno, è di tuo gradimento.
Guardi altrove, ma mi accorgo
della scintilla nei tuoi occhi.
E’ un appuntamento?
O una rotazione imprevista,
uno scarto del tempo,
che ci ha scaraventati qui,
lidensi,
di fronte alla spiaggia.

Altre frasi, qualsiasi, e qualche gesto,
è sufficiente,
chi ci ha pensato a comporre una barriera.
Il destino è un delinquente,
va in giro di corsa,
non chiede mai il permesso
e si maschera come vuole.
Maleducato, ti pesta i piedi,
poi si ferma: t’ha rubato già lo spazio.

Di solito, ti dico, si lamentano tutti prima di partire.
Mi guardi, ma come non mi avessi sentito,
e ti rigiri di nuovo nell’altrove, nel chissà quando.
Scusa la domanda, vorrei dirti,
ma … ci stiamo conoscendo?
O mi dovrò scordare tutto, così da farlo riaccadere?
Che tanto, poi, non succederà.
Ti giri di scatto e sorridi,
stavolta come se mi avessi sentito.

Muovi le mani, per aria, cerchi di spiegare,
stando bene attenta a non farmi capire.
Ed è così, infatti, ma non chiedo nulla,
non ti interrompo,
sono qui a godermi lo spettacolo.

Se adesso mi chiedessero se sono felice,
avrei paura a rispondere.
Può darsi ci sia stato già lo sparo,
e non ci sia più nessuno intorno a noi.
Sento solo il mare, la tua voce,
e quando mi guardi negli occhi
… io non so dove guardare.

SOTTO IL MANTELLO.

Il parco dell’Acquedotto Claudio è completamente infangato e Federico, zig zagando fra gli archi, non sa più dove poggiare i piedi.
Per completare il riscaldamento decide allora di spostarsi sull’elegante Via Lemonia, che fra poco darà il via alla tradizionale gara del 6 gennaio: 21esima edizione della “Corri per la Befana”.
– Signore, le posso chiedere una cortesia? – sospira un’esile vecchietta sotto la pensilina del più bel portone della via, avendo ai suoi piedi un saltellante cockerino a chiazze bianche e marroni.
Federico si avvicina, lusingato nel sentirsi chiamare Signore, nonostante l’indecenza delle gambe tutte infangate.
– Me dica pure Signò, sò tutto pè llei, prego!
– Veramente le cortesie sarebbero due … ma una me l’ha già fatta, mostrandomi il numero del suo pettorale.

Federico allarga le braccia, si guarda addosso il pettorale spillato, numero 1257, e anche senza capire il tipo di cortesia esaudita, rinnova con un sorriso la sua disponibilità.
– Pè così poco Signò?! Compatibbirmente… Deve solo tenè conto che fra ‘na ventina dè minuti me parte la corsa, e posso ‘nterrompe er riscaldamento diciamo due… massimo tre minuti! Abbasteno pè l’artra cortesia?
La vecchietta fa segno di sì, tira dolcemente a sé il collare del vivace cagnolino, e guarda Federico per prepararlo ad una spiegazione:
– Deve sapere che oggi per me è giorno di smorfia in seconda, come tutte le festività di calendario: Natale, Pasqua, Ferragosto… e quindi pure l’Epifania.
Federico assume l’aria seria, strizza gli occhi, avverte che l’argomento non è tra i più semplici …
La signora cerca allora di fargli capire meglio.
– Lei sicuramente conoscerà la smorfia in prima, detta anche semplicemente smorfia, che è quella serie di numeri collegati all’interpretazione di un sogno…
Federico si rischiara in volto e ne dà conferma alla vecchietta.
– E come no Siggnora mia? Sapesse quanti me ne sò ggiocati dè sogni … me ne fosse mai uscito uno!
– Appunto! – conferma la vecchietta – Lei, come la maggior parte dei giocatori, ha sempre avuto a che fare con la smorfia in prima, cioè in prima battuta, quella che collega direttamente il numero al sogno. Io le sto parlando invece della smorfia in seconda, di cui mi pregio essere l’inventrice, e che ha delle differenze fondamentali.
Innanzitutto funziona solo in alcuni giorni dell’anno, le festività di calendario appunto; poi, non è collegata ai sogni ma si attiva ricavando tre numeri con una regola semplicissima, in base alla targa della prima automobile che si incontra in quel giorno di festività.
Si chiama ‘in seconda’ perché la serie di cifre che interessa non è la prima, quella derivata dalla targa, ma una seconda, estratta interrogando ‘delle figure particolari’ descritte in un catalogo e collegate a quei primi tre numeri.
Federico è nel pallone più completo.
– Signora mia, nun se la deve prenne, ma io nun ciò capito proprio gnente! Dè lavoro faccio l’autista, porto la ggente sui pulmann … e poi ciò sta passione pè la corsa; quindi, se c’è da guidà o da core, in quarchemmodo s’encontramo … ma coi nummeri, ciò sempre masticato poco!
La vecchietta sorride tranquillizzandolo:
– Guardi, è più semplice a farsi che a spiegarlo: le mostro la targa della prima macchina che ho visto oggi scendendo da casa … questa qua!
e indica una Golf blu parcheggiata davanti al portone, con la targa CA 446 FA.
– Adesso, la regola per ricavare i tre numeri da cui partire è semplicissima: le lettere si convertono nella corrispondente posizione nell’alfabeto e le cifre si sommano in unico numero.
Mentre la signora espone il ragionamento tutti e due guardano la targa:
– CA diventa 31 (C è la terza lettera e A è la prima), 446 diventa 14 (sommando 4+4+6) e FA diventa 61 ( F è la sesta e A è sempre la prima). Semplice no?
Federico si rilassa, in effetti il meccanismo è abbastanza chiaro e replica soddisfatto.
– Beh sì, 31, 14 e 61, me sembra ‘n bel terno; domani vado dar tabaccaio sotto casa e me lo gioco secco, sulla rota dè Roma…- guardandosi intorno, cercandosi addosso – devo solo trovà er modo dè scrivemelo, sennò chisselo ricorda?
La vecchietta scrolla la testa:
– Ma no mio caro Signore, siamo ancora all’inizio, dobbiamo andare avanti. Come le dicevo, questi tre numeri ricavati dalla targa vanno interpretati collegandoli alle ‘figure particolari’ che io ho elaborato nel mio personalissimo catalogo e che in questo caso sono:
31 = il podista infangato,
14 = l’orecchio al cane,
61 = i gioielli sotto il mantello,
e quindi può capire che lei, mio caro signor podista infangato, mostrandomi il pettorale, ha già svelato il primo dei tre numeri ricavabili in seconda.
Per il suo pettorale, numero 1257, vale la stessa regola della targa,bisogna sommare i numeri, 1+2+5+7, e così si ottiene 15, che è il primo dei tre numeri della ‘smorfia in seconda’!
Ne rimangono due, collegati alle altre figure. Ed è sulla figura del 14 che le ho chiesto la cortesia.
Federico si è di nuovo scurito. Non capisce esattamente quale possa essere il suo contributo.
La vecchietta indietreggia di qualche passo, come a cercare un appoggio, ha un accenno di dolore sul volto.
– Sapesse che dolore alla schiena – indicandosi il punto – con questa umidità poi, non riesco neanche a chinarmi. Ci sto provando ma niente, niente da fare! Altrimenti non l’avrei disturbata!
– S’appoggi a me, nun se preoccupi, l’accompagno io, a che piano abbita?
– Ma no, non devo salire in casa, sono appena scesa! E’ che lei si dovrebbe chinare in basso, accanto al mio Gerry – indicando lo scodinzolante cockerino – e da quella posizione aiutarmi a svelare il secondo numero, si ricorda no?  14 = l’orecchio al cane!
Federico si guarda dall’alto quel batuffolo tarantolato e gli viene un’osservazione.
– Me scusi Signora mia, nun je vorrei sconvorge l’arbum de’e figurine, ma se invece d’abbassamme cò l’orecchio, giù fino a Gerry, lo prenno in braccio e lo arzo fino all’orecchi nostri?… invece de ‘l’orecchio al cane’ famo ‘il cane all’orecchio’ che je ne pare?
La vecchietta si irrigidisce immediatamente, come se avesse sentito una parolaccia:
– Ma non lo dica neanche per scherzo! Cambierebbe tutta la filosofia che ho elaborato per anni: ogni figura è stata costruita dopo attentissimi studi ed ogni dettaglio ha un’importanza determinante!
C’è una pausa. Federico resta sorpreso dal rigore improvviso della signora e preferisce non muoversi, rimane lì, impalato, come chi non ha il coraggio di prendere in mano un preziosissimo ma delicatissimo oggetto di cristallo. La vecchietta si accorge di avere esagerato nel suo risentimento e sente la necessità di scusarsi:
– Mi perdoni lo scatto, mio caro Signore, non avevo nessuna intenzione di mancarle di rispetto, lei ha già fatto molto, mi creda, non voglio disturbarla oltre, in qualche modo farò!
Federico allora si scioglie un po’. Guarda l’orologio, può restare ancora un minuto e decide di accontentare la vecchietta.
– Nun se preoccupi Signora mia, lo capisco ‘bbene, le regole sò regole, puro a me quanno me fanno i turni dei pulmann me ne combinano dè tutt’i colori e nessuno se renne conto che anche ‘na virgola te po’ cambià ‘na ggiornata dè lavoro! – e quindi, guardando di nuovo il cagnolino – Vado subbitto a sentì che cià da dimme Gerry!
Federico si piega in ginocchio sul marciapiede e accosta il suo orecchio davanti al muso del cockerino. In quel momento passa un runner che lo riconosce e, vedendolo in quella posizione, commenta divertito:
– A Federì, si proprio smaniavi pè ‘n bacetto t’aa potevi sceje’n pò ppiù carina!
Federico rimane qualche attimo così, inginocchiato sull’asfalto, seguendo con la testa i movimenti del cagnolino e alzando ogni tanto lo sguardo verso la signora per controllare se sta assolvendo bene al compito di ‘rivelatore in seconda’. Non sembra succedere nulla e la vecchietta non ha l’aria soddisfatta.
Improvvisamente … Gerry abbaia, per tre volte di seguito:
– BAU! BAU! BAU!
E’ il segnale che la signora si aspettava:
– Venga, si alzi pure su Signor Podista, è stato gentilissimo, veramente! Ha visto?! Siamo riusciti ad avere il secondo numero : il 3! Sono le volte che il mio piccoletto ha abbaiato di fronte al suo orecchio.
Federico si rialza in piedi. E’ allo stesso tempo incredulo e contento di essere stato utile. Adesso deve proprio andare: i partecipanti alla gara sono tantissimi, e se ritarda ancora un po’ sarà costretto a partire troppo indietro. Si congeda quindi dalla vecchietta:
– Signora mia, due nummeri su tre! E’ stato ‘n piacere, le auguro dè trovà pure er terzo così armeno se passa ‘na bella Befana. Ch’è rimasto da rivelà? I gioielli sotto il mantello!? Boh, saprà sicuramente lei dove annalli a cercà! Male che và, se po’ sempre giocà l’ambo,15 e 3, sempre su Roma beninteso! Arrivederci e auguri!

Federico è allo sprint finale. La corsa è stata di suo gradimento: si è divertito nella bellissima bolgia del parco infangato e nell’ultimo tratto del percorso è spuntato il sole. Ma nonostante la gara lo abbia coinvolto così tanto, non è riuscito neanche per un attimo a smettere di pensare a quel collegamento mancante: i gioielli sotto il mantello.
Taglia il traguardo, si accorge di aver fatto un bel tempo e si avvia soddisfatto ai ristori, per un tè caldo e un bicchierone di acqua frizzante.
Si ferma al gazebo coi compagni, a scambiare le impressioni sulla gara. A poco a poco arrivano tutti gli altri e comincia ad arrivare anche la rappresentanza femminile. I commenti sono più che positivi. La gara è stata ben organizzata e correre ai piedi dell’Acquedotto Claudio ha esercitato il solito, irresistibile fascino.
Tutti cominciano a rivestirsi, e la maggior parte si aiuta con degli asciugamani speciali, blu per i maschi e viola per le femmine: sono degli accappatoi, larghi alla base e stretti in testa, tagliati a poncho e comodissimi da utilizzare. Quel colore viola, così acceso sotto il sole cattura l’attenzione di Federico, non solo per il notevole stacco cromatico. E quando sente una delle affascinanti runners, dall’altra parte del marciapiede, invitare caldamente qualcuno ad aiutarla:
– Ehi, ti sbrighi a portarmi la borsa con il cambio che sotto il mantello sono rimasta senza niente?
Nella mente di Federico scatta subito il collegamento ” il mantello c’è, e i gioielli sotto… pure: nun me pare dè conosce gioielli più preziosi de quelli!”
In un attimo gli scatta l’iniziativa: si dirige verso la “di sol mantello vestita” e le chiede gentilmente di dirgli un numero, uno qualsiasi, da 1 a 90:
– 73 – risponde la bella runner con un sorriso – il mio anno di nascita!
Adesso Federico ha tutto il terno completo, 15 , 3 e 73, rivelato secondo i dettami della smorfia in seconda e vorrebbe condividerlo con la vecchietta. Si gira intorno, alza lo sguardo e con sorpresa la vede, sorridente, al terzo piano del palazzo sopra il gazebo. Sta appoggiata alla ringhiera del balcone, gli fa segno di avere assistito alla scena e di aver capito tutto. La vede scrivere un foglietto, fissarlo con una molletta e lanciare il pacchetto nella sua direzione.
– L’ho scritto lì sopra così non se lo dimentica – lo avverte dal balcone.
Federico si china a raccogliere la preziosa indicazione e mentre rialza lo sguardo per ringraziarla, si accorge che la vecchietta al balcone non c’è più; al suo posto, incastrata nella ringhiera c’è una bella scopa di saggina col manico lunghissimo.

No Real Time dal 2012 nei registri FIDAL

A seguito mio reclamo fatto a mezzo e-mail alla FIDAL Toscana, per NON aver riportato il mio real time alla Maratona di Firenze, mi è stato risposto come di seguito:

Salve Sig. Signorile,

la scelta di non inserire il Real Time non è una nostra volontà, ma una norma prevista dal Regolamento Tecnico Internazionale art. 165, comma 24, lettera e) e riportata nell’edizione del R.T.I. in italiano del 2012 a pag. 111-112 http://www.fidal.it/upload/files/Federazione_documenti/Regolamento_Tecnico_2012.pdf

Cordiali saluti.

La segreteria
Fidal Toscana

Quindi cari amici Romani, se vi apprestate a fare il Vs. PB alla affollatissima Maratona di Roma, talmente affollata che passate almeno dopo 5′ dallo sparo sotto la partenza, dovrete rassegnarvi a vedere trascritto sul sito FIDAL, se ne fate parte, il tempo sparo.

Poi vabbè, se della FIDAL non ve ne frega niente….