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Archive → luglio, 2013

1 settembre Triathlon Locarno

http://www.3locarno.ch/

c’è la staffetta.
Anche se i percorsi sono brutti…..
Se qualcuno mi fa i 1900 a nuoto ed un altro i 21 a piedi, io faccio i 90 in bici !

Triathlon Over Olimpico del Lago del Salto

http://www.stefanolacara.com/2013/07/triathlon-olimpico-over-lago-del-salto.html

Ci ha pensato già Stefano a raccontare l’evento di questi 193 partenti.
Per me era la 4° gara di Triathlon in queste 2 stagioni.
Esco 69° esimo dall’acqua per la solita rimonta.
Finisco 39° esimo assoluto (3h28′). Peccato per la frazione di corsa fatta sotto tono, ma il crociato lesionato non mi permette di fare di più… a questo punto credo di dover accettare di mettermi nelle mani dei chirurghi.

La mia prima Skyrace

TRAIL DU VELAN – 21km e 2000+D —- Bourg Saint Pierre (Svizzera)

profil_petittrailduvelan

Ecco accontentata anche questa gara.
Era tempo che mi affascinava.
Ho preso un weekend libero da famiglia, ho cercato in internet il calendario Skyrace 2013 e voila’, eccomi iscritto al Trail du Velan, di Bourg Saint Pierre nella Svizzera vallese.
Quest’anno, per la prima volta, hanno previsto un percorso ridotto da 21 km con 2000 metri di dislivello.
Arrivo in paese venerdì sera e passo a ritirare il pettorale, scoprendo che per darmelo devo passare al controllo materiale obbligatorio.
Vogliono vedere lo zainetto, il fischietto, il telo sopravvivenza, la giacca in caso di maltempo, il bicchiere personale per i ristori, la riserva d’acqua da 1 litro, le barrette energetiche e il telefonino.
Insomma un kit sopravvivenza da montagna.
Già mi dice male sul percorso da affrontare.
Arriva la notte di gara, il percorso “normale” da 45km parte alle 5,00 mentre noi partiamo alle 7,00.
Passo la notte quasi insonne per i timori di affrontare una gara del genere, e ad un certo punto mi sveglio, guardo l’orologio, sono le 10 del mattino, si vede che alla fine sono riuscito ad addormentarmi e non ho sentito la sveglia. Mannaggia, mi vesto di corsa, prendo lo zaino e mi fiondo in paese.
Penso, chiedo agli organizzatori se posso partire ugualmente, tanto ci sono ancora sul percorso quelli della 45 e con le mie 3 ore preventivate dovrei arrivare con loro. Ecco sento lo speaker sono vicino all’arco, e’ in
fondo alla via, ma ……. mi sveglio ! Caspita era un sogno e lo speaker che sentivo e’ quello reale che sta dando la partenza in paese alla 45k.
Sono le 5,00, ormai mi alzo, ancora più timoroso.
Faccio colazione alle 6,00 grazie all’albergatrice che l’ha anticipata per noi Runner.
Alle 6,30 sono sotto l’arco della partenza, fa freddo qua a 1600 metri.

foto

Noto subito la particolarità di queste gare nella mezz’ora precedente la partenza, nessuno corre il riscaldamento. Stanno tutti fermi con quelle bacchette da trekking a parlare tra loro.
Io corricchio un pochetto tra sguardi indiscreti, mentre studio gli avversari, uomini e donne. Penso quello dev’essere forte, quella daiiiiii che ci fa qua ? Ebbene in gara tutti quelli che pensavo mezze calzette, comprese le donne, mi hanno superato TUTTI, e pure con passo ben spedito saltellando qua e la sulle rocce.
Ore 6,59 sono in seconda fila in griglia. A fianco 3 italiani.
Ore 7,00 si parte, scarico la tensione e via dietro i primi.
Primo km subito salita, piano piano si corre uscendo dal paese e prendendo una traccia di sentiero su erba.
Quando sono davanti, in partenza c’è sempre la fregatura più avanti……
7,30 il tempo del primo km.
Piano ma corro sempre, altri con le bacchette già camminano. Il sentiero sarà sopra il 15% di pendenza.
2^ km sono costretto a camminare pure io, per l’eccessiva pendenza.
12 minuti per fare il secondo km, e già cammino. Ahia ahia, le mie 3 ore preventivate …..
Raggiungiamo il primo rifugio, la Capanna Azerin a quota 2046, al km 3 e qualcosa, con controllo pettorale.
Qui attraversiamo un gregge di mucche ed inizia la prima arrampicata da alpinista.
Una traccia di sentiero in terra battuta da fermarmi il garmin da tanto si va piano.
Non capisco se e’ il gps in palla, visto che si va più in verticale verso il
cielo piuttosto che longitudilmente, ma il garmin qua non mi funziona.
Al km 5,5 circa raggiungiamo Pointe de Penne a 2782 metri di quota. Bel punto panoramico sulla valle, ma ci si deve fermare per guardare o si rischia di inciampare. Ormai sto solo camminando.

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Iniziano tratti di pietre, mi sembra di stare sugli scogli al mare.
Ormai non ho più riferimenti di km, il garmin fa quello che vuole.
Tratto di discesa sconnessa e ripida. Gente colle bacchette, mentre io ho sempre preferito avere le mani libere per appoggiarmi all’occorrenza.
Incomincio ad accusare gola secca, bevo dalla borraccia da ciclista che mi sono portato dietro, e maledico l’aver imbrogliato sulla riserva d’acqua da 1 litro in partenza, portando solo 300cl., per avere meno
peso, tanto dicevo in corsa in genere non bevo mai.
Ebbene oggi ho fatto fuori alla fine, grazie ai ristori, 4 borracce da 500cl di acqua e non so quanti bicchieri di coca cola ai ristori.
Mai sottovalutare gli organizzatori di queste gare.
Il sentiero, se così si può definire, riprende a salire.
Passaggi da Messner, non da Runner. Addirittura ci sono pezzi con delle catene nella rocca per aggrapparsi, fuori di testa. Meno male che era una gara di “corsa”.
Finisco l’acqua, ho sete.
Il garmin mi segna 5 km fatti, credo di averne fatti quasi 6, continuo a camminare. Adesso scopro che erano 7,5km.
Ogni tanto prendo l’iPhone per fare foto.
Altro scollinamento con addetto dell’organizzazione che ci avvisa di stare attenti al tratto in discesa.
Io cammino a tentoni, e gli altri cominciano a superarmi quasi correndo, ma come fanno non lo so. Ormai da qui in poi mi supereranno tutti. Come sento qualcuno arrivare dietro, mi butto letteralmente contro la parete della montagna e li lascio passare con il loro ringraziamento.
Resto da solo ad un certo punto, e con pietraie dove scivolo e faccio fatica ad avanzare, mi chiedo ma chi me l’ha fatto fare. Non mi perdo d’animo, ormai son qua andiamo avanti, piano piano arriverò.
Ormai si continua a salire verso quei 3000 metri del controllo.
Altro tratto difficile, va beh quali erano quelli facili ? Solo che qua inizia ad esserci ancora neve.
Sul primo tratto di neve scivolo e capisco che queste scarpe sono finite, lisce.
Mi appoggio con le mani ed al termine le ho congelate. Dopo 5 minuti si riprendono.
Altro tizio dell’organizzazione, chiedo se sta tanto attesa Capanna Valsorey e’ ancora lontano e me la fa vedere all’orizzonte.
Bene siamo sulla tratto di crinale dove in fondo riuscirò ad avere acqua da bere, arrivando al punto dove poi si torna a casa.
Peccato che questo tratto sia il peggiore di tutto il percorso per pietraie e tratti di neve.
I tratti di neve hanno la corda a lato per tenersi, ma in un passaggio scivolo trovandomi culo a terra.
Sono tratti dove la mente ha il tempo di vagare, allora mi fermo ed ammiro il
panorama per qualche minuto.
Bene, mi riprendo e continuo.
Raggiungo il bivio. Prima si deve salire alla Capanna e poi si ridiscende qua per continuare la discesa.
Altra arrampicata, sono quasi allo stremo quando raggiungo il malefico tratto di neve in arrampicata che porta alla Capanna.
C’è una corda con nodi per aggrapparsi e tirarsi su.
Qualcuno già scende, chi aggrappato, chi stile slittino, scivolando sulla neve.
Io provo a salire, ma scivolo. Ne ho i cosiddetti pieni di neve. Con queste scarpe sono per me i tratti più pericolosi.
Per un momento sono propenso dal desistere e tornare direttamente giù, quando
sento un imprecazione da scivolata in italiano.
Sei italiano chiedo, c’è controllo pettorale su ?
Mi risponde di si, gli dico fa niente non riesco a salire sulla neve.
Mi risponde lui, prima di involarsi in discesa, ma va dai, c’è la corda, sei arrivato fin qua non puoi mollare proprio ora.
Sono state le parole che mi hanno dato il coraggio per aggrapparmi a quella corda e nonostante qualche scivolata, riesco a tirarmi su.
Ecco la famosa Capanna Valsorey, a 3030 metri di quota. Siamo al km 10,5, e sono passate 3 ore dalla partenza.

Cabane de Valsorey

Supero così il mio precedente PB di arrivo in quota che avevo fatto qualche anno fa in MTB al Colle del Sommellier (3003 metri)
Bevo coca cola, mangio cioccolato e arance, e riempio la borraccia d’acqua fino all’orlo, che scopro essere calda.
Ritrovo l’amico che avevo conosciuto in albergo a colazione, e gli dico guarda, sono passate le mie 3 ore e siamo ancora qua. Sorride lui, te l’avevo detto, mi dice in francese.
Quando decido di ripartire vedo in lontananza sull’altra dorsale di montagna, sotto di noi, l’altra capanna di controllo. Così chiedo agli organizzatori se caso mai non avessero un parapendio da prestarmi. Faccio prima gli dico.
Va beh, pensiamo ora al problema di scendere da questa neve. Provo ad appoggiarmi li, ma via una bella scarligata di 50mt stile slittino. Non sono riuscito a fermarmi, con le mani immerse nella neve, se non al termine del pezzo.
Nel riprendere la discesa le mani sono oltremodo congelate, non sento più i palmi, mi preoccupo perché per una mezz’oretta restano insensibili.
Provo pure a matterli sotto la maglia per scaldarli. Anche appoggiarsi ai sassi, per evitare cadute, diventa difficile.
Ad un certo punto scivolo nuovamente, ma stavolta non cado, riesco ad evitare il peggio appoggiandomi con sbucciatura di mano, sul palmo. Piccola ma c’è.
Penso, dovevo portarmi i guanti da ciclista. Che avventura ragazzi, così difficile non me lo sarei immaginata.
Finalmente dopo l’ultimo tratto innevato ecco una sentiero in terra battuta.
Non so se ho già superato i 10 km, il garmin e’ sempre più impallato.
Adesso mi dice pure “batteria quasi scarica”
Guadiamo un torrente, che scende dal ghiacciaio che si vede sulla sinistra, e
dopo una tremenda discesa, si riprende a salire.
Siamo a Grands Plans a 2374 metri al km 12,5, nella valle che scende all’arrivo, peccato che il percorso, preveda il passaggio alla Capanna Velan, che da Valsorey si vedeva sotto, ma ora si trova là in alto rispetto a questo punto.
Eccoci quindi di nuovo in salita. Sono con una donna, ci fermiamo in contemporanea per bere, così chiedo se sa dove si trova st’altro rifugio.
Lei alza lo sguardo, eccolo mi indica.
Nooooo lassù ! Troppo.

DSC04657

Ripartiamo assieme, ci facciamo compagnia fin lassù !
La traccia di sentiero questa volta segue proprio la cresta della montagna.
Burrone a sinistra e burrone a destra.
Come vista da un elicottero dev’essere straordinario vedere persone che salgono.
Noi invece arranchiamo. Ormai l’unico modo per proseguire e’ andare piano piano.
Il rifugio e’ sempre la’ in alto, sembra non arrivare mai.
La costanza ci porta a raggiungerlo ed a complimentarci. Capanna Velan a quota 2642 metri al km 13 di gara.
Altro rifornimento di liquidi e poi si riprende in discesa.
Ormai è assicurato, tutta discesa fino all’arrivo.
Anche se la discesa e’ più brutta della salita, perché non puoi lasciarti andare.
La tipa si dilegua, tutti mi superano, come cacchio fanno ad andare così, io
continuo ad inciampare, e devo camminare per superare tutti i punti di pietre.
Ormai ho perso il conto di quante scivolate ho fatto con storte di scarpe.
In alcuni momenti pensavo se ci fosse stato Leo su sti sentieri…….
Arrivo sul fondovalle dove un ponte improvvisato ci consente di superare un torrente in piena inguadabile.
Sono arrivato a non poter più vedere sti sentierini piccoli e pieni di rocce.
Sono costretto a camminare anche dove si potrebbe correre perché continuo ad inciampare in qualsiasi cosa.
Finisco con la scarpa dentro una cacca di vacca e mi fermo per cercare di pulire un po’ con l’erba.
Si incominciano a vedere turisti arrivati fin qua come passeggiata che ci
incitano.
Sta valle non finisce più, ma quando arriva la fine.

IMG_6643

Su e giù, un falsopiano in discesa, basta e che palle, dov’è l’asfalto.
Aspetta aspetta, guarda la’, in fondo della macchine parcheggiate, un
sentiero largo.
Arrivooooo. Finalmente.
Riprendo a correre, in discesa.
Ecco il paese in fondo.
Ci ributtano su un sentierino ripido e devo rallentare e camminare ancora perchè faccio fatica a trattenermi e non vorrei ruzzolare giù.
La strada, eccola. Il rumore delle macchine.
Quando raggiungo il primo tratto di asfalto, vorrei inginocchiarmi come il papa e baciarlo, ma mi trattengo.
Passo sotto il ponticello ed entro in paese correndo.
Fino all’arrivo.
È stata oltremodo durissima, ma sono arrivato in fondo.
Il cronometro ufficiale segna 6 ore 3 minuti. Arrivato 118 su 145 arrivati.
Mi danno la maglia tecnica della gara e vado verso il pasta party mentre penso: 21km di pura follia.
Non credo sia un tipo di gara adatto me, fatta una ora basta.

Qualcuno di voi l’ha mai fatta..??

Maratona Venezia 2013

 

 

 

 

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Racconto di un PB

Approfitto del mio ennesimo stop obbligato e sfrutto il tempo libero che avrei impiegato nella corsa per un “racconto di corsa”.
Come promesso tempo addietro e per soddisfazione personale eccomi qua a raccontarvi una storia. La storia di un record che non si doveva fare.
Il racconto di questa storia parte da una partita di calcio; una partita di calcio di un venerdì sera a distanza di 20 anni dall’ultima partita di calcio; calcio a 11. Ritrovo tra vecchi amici di sempre. Come ogni partita di calcio che si rispetti oltre al divertimento c’è da mettere in conto anche l’infortunio a chi non è più abituato a muovere determinati muscoli con determinati movimenti ben atipici per un runner. La partita oltre essere terminata cinque a due per la mia squadra, è terminata anche, soltanto, diciamo soltanto, con una gran bella contrattura al polpaccio sinistro. Questo era venerdì sera.
Sabato trascorso tra arnica voltaren e impacchi di bicarbonato. Sistemato un po’ il muscolo, c’era comunque una notte insonne da fare al lavoro che mi avrebbe portato a terminare di lavorare la domenica mattina alle sette. Ecco quindi che rinuncio senza troppi indugi alla Deejay Ten a Firenze che sarebbe partita due ore dopo. Vado a dormire, riposo e mi ritrovo come per incanto direttamente a tavola per il pranzo domenicale dai genitori.
Tra me e me penso: la contrattura al polpaccio, la notte appena fatta, la stanchezza…. no no la corsa al pomeriggio alle 17 è inutile che vado a farla. Mi dedico quindi al pranzo senza troppi problemi e le tagliatelle al cinghiale e il cinghiale in umido vanno via come le migliori ripetute. Da schiantare.
Terminato il pranzo però, guardo avanti alla domenica libera, la bella giornata fuori, il mare lontano, la piscina ancora chiusa e la pulce nell’orecchio della gara al pomeriggio dove sono già iscritto… già ho saltato una gara al mattino dove ero iscritto, posso saltarne anche una seconda?!
La famosissima Scalata al Castello nel centro storico di Arezzo… cosa faccio? Vado o non vado? Ma si, dai! Vado! Dopo la gara degli amatori c’è anche quella dei professionisti, bella da vedere! Ma si, vado; faccio il riscaldamento e poi vediamo… Questo dico tra me e me. Preparo la borsa e alle 15:30 parto con il cinghiale che mi fa compagnia. Il riscaldamento, che doveva essere l’ago della bilancia nella decisione sulla partecipazione o meno, come ogni mio riscaldamento non dura più di 700 metri. Sono pochi ma il polpaccio risponde bene e il cinghiale non grugnisce.
Allora si prova a partire. Con la bocca arsa e una sete da cammello disidratato vado ai nastri di partenza. Sento lo sparo e via, come per magia inizio a correre senza guardare subito il Garmin e mi ritrovo a correre a 4’30’’/km. È un po’ troppo veloce visto il polpaccio e visto il pranzo ma sento che va bene e decido quindi di correre sotto i 5’/km, sotto il mio sogno…
Corro, corro e sto bene! Corro, corro e sorpasso tante persone. Penso che forse poteva essere la domenica giusta se non fosse per la bocca che chiede pietà ma penso anche che può essere lo stesso la domenica giusta, che può diventarla e continuo a correre. Sto bene, non faccio nemmeno 1 km superiore a 5’. Tutti a 4’50’’ e dintorni.
Al 7° km inizio a pensare al mio precedente record: 49’36’’ fatto nel 2011 proprio nella stessa gara. Penso ai 50’01’’fatti alla We Run Rome dello scorso 31 dicembre. Penso che se continuo a tenere quella media potrò battere il mio record e allora continuo correre. Corro perché sto bene, corro perché non sento fatica, corro “con le ali ai piedi” e ad alcune centinaia di metri dal traguardo davanti a me la matematica mi da ragione. Sto per completare l’Ipresa.
Accelero. Un runner alla mia destra cerca di passarmi a 300mt dalla fine ma quel giorno non ce ne è veramente per nessuno. Accelero ancora, non mi faccio sorpassare da nessuno e sempre con il sorriso taglio il traguardo ai 48’52’’.
Amici miei, oltre a dedicarvi questo record perché non lo nascondo, quando ho visto che la cosa prendeva forma uno dei miei pensieri era anche quello di poter scrivere questo post, la cosa che più mi preme e che più mi piace è poter scrivere alla fine di questo racconto che la differenza tra il fare un record e il non farlo sta solo nel provarci. Due mesi prima ero in un letto d’ospedale. Un mese prima ho percorso i miei nuovi 3 km in 18 minuti abbondanti.
Anche il più grande cammino inizia da un piccolo passo.
Provarci sempre, quando si può; arrendersi mai, finché si può.
Grazie Grisu, aggiorna pure il mio PB sui 10km: “48’52’’ Arezzo – Scalata al Castello 2013”