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No Real Time dal 2012 nei registri FIDAL

A seguito mio reclamo fatto a mezzo e-mail alla FIDAL Toscana, per NON aver riportato il mio real time alla Maratona di Firenze, mi è stato risposto come di seguito:

Salve Sig. Signorile,

la scelta di non inserire il Real Time non è una nostra volontà, ma una norma prevista dal Regolamento Tecnico Internazionale art. 165, comma 24, lettera e) e riportata nell’edizione del R.T.I. in italiano del 2012 a pag. 111-112 http://www.fidal.it/upload/files/Federazione_documenti/Regolamento_Tecnico_2012.pdf

Cordiali saluti.

La segreteria
Fidal Toscana

Quindi cari amici Romani, se vi apprestate a fare il Vs. PB alla affollatissima Maratona di Roma, talmente affollata che passate almeno dopo 5′ dallo sparo sotto la partenza, dovrete rassegnarvi a vedere trascritto sul sito FIDAL, se ne fate parte, il tempo sparo.

Poi vabbè, se della FIDAL non ve ne frega niente….

La mia Maratona di Roma

In passato ho usato R+ per confessioni personali che mi hanno aiutato a fare il punto sulla mia storia atletica e non solo.

Sento ora il bisogno di approfittare ancora della vostra pazienza  per raccontarvi questa storia della mia di maratona, quella da preparatore, una veste tanto insolita quanto forzata.

Non pensavo di fare l’allenatore, tutt’altro: poi quasi inconsapevolmente mi sono trovato a seguire 12 atleti,  di livello, età, ambizioni completamente differenti: tre dei quali al debutto in questa maratona.

I sentimenti contrastanti prima, durante e dopo la maratona: doveva essere per me la maratona della svolta, 3 anni dopo  l’ultima 42, Firenze 2009. Da allora incidenti più o meno gravi, condizioni atletiche più o meno valide, stop e ripartenze.

Questa doveva essere la preparazione del definitivo  “cambio di passo”,  preparazione professionistica per ambizioni da 3h09m.

Cambio di tecnica di corsa. Passaggio da 50km/sett ad oltre 100km. Quatto mesi  in cui sono scorsi, con sacrifici personali irripetibili, esattamente 1600km… poi un sabato, 14 giorni dall’evento,  la luce si spegne per l’ennesimo infortunio (stavolta forse la corsa non c’entra) e nel buio, due sentimenti si prendono cura di me, lo sconforto e l’idea della resa definitiva con questo sport.  Tre candele di fuoco vivo rimangono accese nella penombra: decido di alimentarle.

Sono le speranze dei miei tre atleti che avevo il compito di portare, non più con me, bensì al mio posto, a correre la maratona. Trasferire loro, la forza, la tenacia, la determinazione che avevo accumulato in 3 anni di purgatorio e cresciuta smisuratamente durante i miei ultimi 1600km.

La prima, quella del collega e amico Gianluca Plini, compagno di allenamenti, calciatore di livello assoluto, che con il calcio a 5 ha vinto coppe campioni e giocato mondiali in nazionale, da poco votato al podismo.

La seconda quella di Lamia, ragazza francese, che nell’ultimo anno di permanenza a Roma e in Italia, tra mille traversie, ha un sogno più grande di lei: finire una maratona.

Ed infine quella di Francesca (la cocca del coach), di cui molto poco voglio dire ora, ma di cui, senza possibilità di smentita, mi limito a dichiarare di conoscere meglio di chiunque altro ogni suo battito cardiaco ed ogni km percorso negli ultimi anni. A lei feci una promessa anni fa, che allora non sapevo neanche come poter mantenere…

Tre condizioni, tre atleti, tre obiettivi, tre caratteri. Per ognuno un programma di allenamento completamente differente: il mio sarebbe stato il quarto, quello gestito in stretta collaborazione con il mio coach di sempre, Luciano.

Dal momento del mio infortunio, si fa la largo una consapevolezza: la responsabilità sul sogno che ho venduto è diventata enorme: m’appare chiaro che l’investimento e  il valore dell’impegno, delle aspirazioni, le aspettative e delle difficoltà per preparare questo appuntamento è, da parte loro, gigantesco.

Non so se posso gestirlo. Non posso permettermi di sbagliare. Non posso commettere passi falsi. Curare ogni singolo, minimo dettaglio.

Mantenere la lucidità.

Studio ogni allenamento, vado sul campo a visionarli. Crisi psicologiche da gestire.

Incoraggio e vado giù duro. Prometto la luna. Infondo una fiducia che io non ho. Devo forgiare soldati pronti alla battaglia. Non più somiglianti a podisti amatori ma piuttosto a degli “Achille che vendicano Patroclo”. Pronti a morire per un km. Morire 42 volte. E’ un crescendo di emozioni giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Alba del gran giorno.

Francesca. Sono combattuto, è sul filo delle 4h, si potrebbe tentare…

Oggi farà troppo caldo. Percorso insidioso. Notte insonne.

Ho promesso l’arrivo, la rivincita: non può, non deve, stonare la prima.

Ritardo il passaggio alla mezza, sciolgo la prognosi, comunico i passaggi che mi sono tenuto in pancia fino all’ultimo.

 

Ore 7.30.

Ritrovo i miei atleti tesi come violini. Io quanto loro. Fa già caldo.

Gianluca.  Mettiamo a punto la strategia gel, i passaggi li abbiamo concordati da una settimana, partenza lenta, perché la potenza lipidica non è ottimizzata. La sua lepre sa cosa deve fare. Si chiama Daniele, altro mio pupillo, in 2 mesi è sceso a 1h34 alla Roma Ostia.

Gianluca, la mia mano sulla sua spalla, la sua sulla mia. Ci fissiamo negli occhi lacrime furtive e voci rabbiose. Quest’oggi lui va a mettersi in griglia, io no.

Me lo ha promesso che  va sotto le 3h20. Mi dedica la sua prima maratona.

Ci siamo allenati insieme,  faticava a starmi dietro nei lavori, i 4’30″/km non ce li ha, abbiamo ritardato i passaggi però. Ma non deve, non deve farsi prendere la mano.

Penso tra me che il suo tempo è lo specchio opaco di quello che poteva essere la mia prestazione oggi.

 

Lamia.

Tanti problemi, una maratona che sembrava persa, forse riacchiappata per i capelli.

Temo che non riesca ad arrivare alla partenza, potrebbe anche non presentarsi all’ultimo.

E’ l’ultima ad arrivare, mi dice all’orecchio nel suo italiano incerto:

–          Ho solo una parola

–          Si, me lo avevi promesso, ma mi hai promesso di dedicarmi tutti gli ultimi 7km!

sorride, è tesa: la sua parola data cederà il passo alla sua incertezza?

Le massaggio i polpacci.

La copro con la mia giacca perché è in canottiera, ha freddo e dobbiamo risparmiare calorie.

Partirà con Francesca,  hanno in consegna passaggi diversi, più lenti per Lamia, più veloci per Francesca.

Francesca.

Sente la gara come la sento io.

Le ho portato la crema da spalmare sui piedi: non lasciamo nulla al caso oggi.

E’ tra i tre la preparazione più solida, titanica, ma è anche colei che oggi avrebbe più da perdere, sul piano personale, se qualcosa dovesse andare storto, ma non trapela dai nostri sguardi, perché oggi, io e lei sappiamo una cosa, oggi non si fanno prigionieri!

Le accompagno fino alle gabbie, le mie atlete.

Ad 1 minuto dalla partenza Francesca gestisce il prevedibile imprevisto come una maratoneta consumata (ma le ho promesso di non farne minzione): è un segno evidente della determinazione di oggi.

Oggi, non si fanno, prigionieri. Entrano nelle griglie.

Mi posiziono al 1°km.

Occhiali da sole che coprono occhi lucidi di tensione. Doveva essere la mia gara. Lo è in altra forma, penso.  Partiti. Commosso.

Passa Gianluca, lo redarguisco, è troppo veloce!

Lamia e Francesca sfilano invece al sicuro nella pancia del gruppone… le incito, ne mancano solo 41…

Sono un po’ più tranquillo.

Mi posiziono al 13°km.

Megafono in mano. Top runner… Fa caldissimo per correre anche per loro.

Passa Gianluca, mi urla il passaggio ai 10km: è troppo veloce!  No, non troppo.

Gli passo un gel in più che ho pronto nelle mani.

–          Ombra e acquaaaaaa!!!!

Correre a l’ombra è la strategia vincente di chi vuol fare il tempo o non prendere il muro e non può fermarsi.

Passa Lamia, Francesca è qualche metro avanti, ma non mi vede, io però le vedo, stanno bene, corrono bene.

Nessun problema.

Ora non ho che da attendere le notizie di Radio-Corse-Miki-Valerio che in bici è un po’ ovunque sul percorso.

Trattengo le lacrime, a stento. Qualche amico se ne accorge. Mi sorride.

Raggiungo il coach Duchi al 25° miglio. Assistiamo al passaggio dei top atleti.

Il primo vola, poi passa 1 minuto prima del 2° poi un altro keniano: appena presa la salita di via dei cerchi,

si pianta di botto (manco montasse i freni Brembo). Da 3’/km a mani sulle ginocchia.

Tempi alti. Passano i top che conosco: Giorgio Calcaterra,

Andrea Moccia (campione italiano M50) addirittura a 5′ dal suo standard, Calfapietra, D. Troia.

Il caldo miete vittime.

Vento che spazza via le speranze di molti.

Radio-Valerio mi comunica che Francesca e Lamia sono passate insieme alla mezza. Non so il tempo: penso subito che è Francesca che ha rallentato, invece (lo  scoprirò poi) è stata Lamia ad aver accelerato.

Guardo l’orologio.  Comincio a fare i conti. Calcolo. Penso. Faccio su e giù su quei 10 metri di strada. Gambe doloranti. Tensione. Stimo il tempo del passaggio quando saranno lì da me.

Ho il PC portatile con me: cerco di collegarmi al sito della Tds. Ma non va…

Un ominio cicciottello della protezione civile consente il passaggio dei turisti sotto il campidoglio. Ostacola gli atleti già stravolti per la fatica e il ritmo. Uno è costretto a fermarsi per evitare i passanti. Incredulo, l’atleta non si lamenta, non ha la forza, riparte… oddio, andava a 4’15/km, riparte molto più lentamente.

Sono sul percorso, vado verso il tizio della Protezione Civile. Lo prendo per il bavero, gli punto lo sguardo nelle pupille. La mia voce lo investe. E’ a bocca aperta per lo stupore. Il mio grido come a squarciare la sua gola.

–          Fa che si ferma uno dei miei e ti ammazzo. Testa di cazzo!

Passano i top atleti del mio gruppo sportivo! Il sesto spunta dalla salita del campidoglio, come fosse l’elicottero di Apocalipse Now, è accompagnato da Daniele, è Gianluca!

E’ fatta, non è in crisi. Viso  stanco. Piedi in spinta. Cerca il mio sguardo. Lo incito. Acqua sulla testa si, decido che non gli do il gel, non me la sento di rischiare un mal di pancia visto che corre a ritmo.

E’ sotto le 3h20, ma mancano 3 km. Vado oltre il 40esimo, e chiedo a Luciano se Gianluca ha preso bene la salita: – Piano ma correndo.

Sono tranquillo: è fatta!

Passano amici forti, i più su tempi lontanissimi dai lori standard: Fabrizio, Antonio, Andrea C., a decine, tutti lontani dai loro obiettivi. Andrea S. ha preso il muro, gli passo un gel, che non gli salverà la prestazione, ma gli consentirà di arrivare al traguardo con 10 minuti di ritardo.

Vedo sfilare gli altri, poche prestazioni decenti. Attendo Francesca che so essersi involata da sola dopo metà gara.

Passano i palloncini delle 4h. Estenuante attesa….

Arriva Francesca scortata da Stefano! Corre forte e sorride, non riesco a non fare 20m di corsa accanto a lei per incitarla, sincerarmi delle condizioni. E’ un proforma. Da quando ho imparato a leggere i volti dei podisti so più cose. So ad esempio che è in uno stato di grazia, sorridente, veloce, reattiva … stile perfetto. Sono sorpreso, non avevo ancora visto un podista arrivare in quelle belle condizioni al 39°km di una maratona, era tale e quale al 1°km, anzi più convinta dei propri mezzi.  Per lei, ora ci sono solo 3km di gloria! Promessa mantenuta!

Me ne manca una.

Mi rimetto a fare i calcoli.

…erano insieme alla mezza, Lamia dovrebbe passare ora… è in ritardo. Non arriva…

Passano i minuti. Sale l’angoscia. Troppo ritardo, deve esserle successo qualcosa…

Dopo quasi  25′ arriva sorridente. Sta bene e corre altrettanto bene, scortata dalla sua amica, ha in realtà passato gli ultimi 20km fermandosi a salutare lungo il percorso prima la figlia poi i colleghi, i numerosi amici, accorsi anche dalla Francia per assistere alla sua prima maratona e che si sono dislocati in più punti lungo il percorso. La incito!

Ma mi esce quasi un rimprovero per il ritardo accumulato e la bella cera…

Però era quello che voleva, arrivare senza soffrire troppo, il tempo è quello previsto alla partenza più lento solo di 2′. Poteva fare molto meglio, ma va bene così. Ci va bene così.

Qualche sussulto di paura in più perché non la vedo uscire dalla zona transennata dell’arrivo, e nessuno sembra averla vista, complice un banale ritardo per la stampa del suo tempo sulla medaglia.

Sono pressoché distrutto… oggi ho fatto un tri-giornaliero di 42×3=126km!!!

Ho solo la forza di andare ad abbracciare Francesca, festeggiare con Gianluca per telefono, e cercare di stemperare la tensione residua con una birra con Valerio, Miki e Stefano.

E mi viene però subito un dubbio… : “se Rosalba era a fare il tifo sul percorso, mi avrà saltato il progressivo

di 14km previsto per oggi.. domani gliene canto quattro…”. Ma quando “scarica” un coach?

Permettete il plagio…. :-)

La donzelletta vien dalla campagna
Reca con sé una spugna
E con codesta si bagna
Sempre caro gli fu quell’ermo colle
Che a fine travaglio gli fa venire le bolle
Lei vaga sul quel ramo del Lago di Como
Cercando se stessa non certo un uomo
M’illumino d’immenso
Pensando al suo odore intenso
Per me Lei va nella città dolente
Per me Lei va ne l’eterno dolore
Per me Lei va nella perduta gente
Che corre senza GARMIN per ore
Dalle Alpi alle Piramidi
Per sentieri sempre ripidi
O corridora, o corridora storna
A fine gara Lei ritorna
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole
Netta il suo corpo con l’asciugamano
E tampona dove le duole
Il top runner fu! Siccome immobile,
dato il mortal respiro,
Lei le passo dritta davanti
Sussurando “…io non mi giro…”
Lei ha gareggiato con tanti concorrenti
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Morti di fatica perché poco competenti
Come esuli pensieri,nel vespero migrar
E il gareggiare mi è dolce in questo mar

Editoriale n.10 – Corro quindi sono :-)

Torno alla chetichella in questo tazebao ipertestuale costretto, come molti di noi, alla latitanza indotta da impegni lavorativi e/o famigliari, che già poco concedono alla corsa, figuriamoci cosa ci lascia per la chiacchierata.

Lo stimolo francamente è scaturito da 2 fronti diversi, caratterizzati da altrettanti opposti eventi:
il blog del ragazzo gravemente malato che torna claudicante sulle sue orme della sua impresa da poco conclusa, e la rentree del Valter che tornerà, speriamo a correre distribuendo i suoi graffianti Toscanismi.

UN filo conduttore comune ho trovato però in questi 2 eventi apparentemente lontani, come stadio emotivo : il voler giustificare la propria voglia di correre!

Ammetto che anch’io a volte mi sento un “peccatore” quando corro o addirittura gareggio, ma è più un senso di colpa indotto, che un pentimento ragionato.

Bisognerebbe forse sforzarsi di evitare di dare una dimensione fisica a questo spazio che, a fatica a volte, cerchiamo di ritagliarci; e le gare in tal senso non aiutano, anzi, sono più tossiche che mai!

La corsa può essere “anche” competizione, ma ritengo sia soprattutto PASSIONE!

Lasciatemi passare questa definizione wikipediana di passione:

“La passione è un sentimento di forte intensità, di solito connotato da grande e intensa attrazione per un soggetto; assume comunque, come tutti gli stati affettivi, significati diversi secondo l’ambito in cui se ne parla.”

Non sarà lurkata, ma rende bene o male il concetto e chiedo a Voi:
Siete mai riusciti a dominare sino a reprimerla una passione?
Se SI quanto male siete stati dopo?
Se NO quanto bello è stato?

Quindi abbandoniamo per un attimo GPS, ripetute, soglie e tabelle, e riflettiamo su cosa veramente ci spinge a correre :
La pancia? Correreste per un paio di mesi…
La ricerca del PB? E sino a quando speriamo di migliorarlo, senza scoraggiarsi prima smettendo?
La salute? Correre farà bene, ma non ti esenta in misura maggiore in confronto ad un sedentario, rispetto a certe patologie, vedi ragazzo dal blog drammatico.

Ci piace correre perché siamo appassionati, e mascheriamo il tutto con gare ed allenamenti, perlomeno per me, che a volte si vorrebbe chiudere l’uscio di casa alle spalle, e correre lontano dove le gambe hanno voglia di portarmi e come neanche Jack Nicholson faceva con la sua Harley Davidson in Easy Rider.

Perché ci crediate o no, è veramente da tanto che rin-corro questa passione, ma solo ultimamente ho potuto smettere di sognarlo e basta.

Editoriale n.09 – In FIASP we trust \o/

Federazione
Italiana
Amatori
Sport
Per tutti

Chi sono? Cosa fanno?
Sulla loro identità non mi và di spendere molte parole, o indagare molto a proposito, visto le recenti polemiche sulla spartizioni fondi destinati all’Atletica tra FIDAL e società promozionali di pari caratura.

Ma sul cosa fanno, si, qualche parola la voglio spendere, perché ritengo ne valga la pena.

Preciso che quello che fanno questi signori, non è affatto una mia scoperta, anzi tra di noi ci sono persone come Fabio (NetFabio) Riccardo (Norem61) e Sofia (BlackMamb@) che hanno partecipato in più occasioni alle corse (NON gare!!) organizzate dalla FIASP.

Qui al Nord le chiamano “tapasciate” ma in verità la FIASP è presente più o meno in tutta Italia.
Chi le frequenta vengono chiamati “tapascioni”, una sorta di runner “impuro” per un noto opinionista allenologo dal cognome Balcanico al plurale.

Come sono strutturate le loro corse?

Semplice, ma a dir poco.
Innanzitutto vantano un passaparola tra amatori che neanche l’attuale TWITTER, può esibire.
Partono con i volantini distribuiti nelle gare locali, passaparola tra amatori trafelati durante gli allenamenti serali, e chi è più “tecnologico”, con l’inserzione su web.

Quindi presupponendo che tu abbia in mano uno dei tanti (ma veramente TANTI) volantini in oggetto, cominci a leggere, quello che bene o male è lo schema classico di queste gare:

1)Iscrizione : il giorno stesso mai prima se non come gruppo.
2)Costo iscrizione : dai 2 ai 5 euri max, 5 euri con il pacco gara però.
3)Partenza : dalle 8:00 alle 9:00, a volte 9:30, decidi tu.
4)Fine corsa : alle 14:00, o a volte aspettando l’ultimo arrivato.
5)Controlli : a timbro sul cartellino in genere vicino ai ristori.
6)Ristori : ogni 7km più o meno e di qualità spesso SUPERIORE alle gare FIDAL.
7)Chi può partecipare? CHIUNQUE!
8)Natura della corsa : NON COMPETITIVA, anzi a passo libero.

Il tracciato in genere è a 3 livelli e arriva attorno ai 25km quello più lungo, gli altri 2 sono spesso dei sottomultipli tipo 14 e quindi 7km.

La location si insidia spesso nelle campagne, sullo sterrato, nel fango, tra le colline, si insomma roba a mio modesto parere, seconda solo a quelli stage in altopiano in Kenia.

I partecipanti sono gente di varia natura, estrazione sociale, età, ma soprattutto gente con una gran voglia di muoversi : chi cammina, chi fa il nord walking, chi come me corre e basta.

L’atmosfera poi è tutta casalinga quanto rilassata, l’unico cretino che non si ferma ai ristori è il sottoscritto, per paura di perdere tempo, per fare cosa poi non lo sa nemmeno lui.

Ma quello dei ristori è qualcosa di spettacolare, nei casi normali c’è tè caldo sempre e per tutti, frutta, biscotti, torte, acqua, il GATORADE meglio non nominarlo se no ti rispondono “stè vè cusè?”

Il percorso è marcato con amorevoli fotocopie pinzate alla bene meglio dove capita.
A volte segnano pure i km , ogni 2, ma quando sei in mezzo alla campagna, per farti capire se ti stai perdendo o meno.

Capita spesso di avere a che fare con incroci presidiati regolarmente da volontari alpini o pensionati volenterosi, gente che ritengo ci metta impegno per la passione altrui, purtroppo però nelle corse FIASP, il corridore non sempre ha la precedenza, poco male, anche perché in certi posti, le auto sono veramente poche!!

La maggior parte di quelli che corrono chiacchera, a volte di corse, a volte di tutt’altra cosa.

L’arrivo, che coincide sempre con la partenza, è ovviamente caratterizzato da un mescolarsi tra chi arriva e chi deve ancora partire.
A volte ci sono gli spogliatoi e le docce, a volte no, ma i ristori finali sono qualcosa di veramente caratteristico.
Pane affettato con marmellata, miele, nutella, salame, scorsa domenica c’era la polenta a fette riscaldata, piegata in due, con in mezzo un pezzo di mortadella, non proprio salutistico, ma corroborante per l’animo di chi ha appena finito di correre, e si concede questo sgarro alla regola.

Che dire, un altro pianeta del running che mi stà lentamente appassionando, senza nulla togliere alla adrenalinica partecipazione ad una gara top che spesso, implica un gran consumo di risorse (tempo, denaro, energie) per risultati non sempre all’altezza.

Qua invece si corre, e basta, perché forse è il solo correre che a noi basta.

Provate, cercate qualcosa di simile in zona, sono certo che non ve ne pentirete, ammesso e concesso che in ognuno di voi ci sia un certo spirito adattivo allo scopo, parliamo di una genuina pensione, mica di un lussuoso hotel.

Editoriale n.8 – Focalizzare!!

Oggi il rituale prevede lo scambio di auguri di fine anno, ma una razza scaramantica come lo sono molti runner, potrebbe non ben recepire tali auguri, se non tastandosi gli ammennicoli.

La funzione dell’augurio rimane comunque il gesto di una persona che rivolge al diretto interessato, in modo che ne tragga un positivo atteggiamento e un conseguente risultato positivo.

Quindi al fine di perseguire tale scopo, mi permetto di suggerire una parola, una sorta di mantra:
FOCALIZZARE!

Detta così, ad alcuni di Voi farà istintivamente strizzare gli occhi come per cercare qualcosa nella profondità remota di chissà quale orizzonte, ma non è così!

Se Vi ostinate a guardare il 2011 in tutta la sua lunghezza, esso apparirà, né più né meno, come una gara di fondo costituita da distanza fatta a decadi chilometriche.

Bisognerà invece sforzarsi di distinguerne i dettagli più infinitesimali che lo costituiscono, e non solo perché sono i dettagli che caratterizzano la bellezza dell’assieme, ma perché è il nostro ego che è naturalmente portato ad affrontare qualsiasi cosa costruendo opere monumentali, concretizzando di fatto ciò che di grande appariva solo nel nostro immaginario.

Per fare il Colosseo, non hanno preso una montagna grande e l’hanno scolpita sino ad ottenere il secolare monumento, immaginate la fatica!!
Invece hanno messo assieme tutta una miscellanea di persone, progetti, materiali, e tutto il necessaires (in Francese) per costruirlo con tutto il tempo che serviva.

In linea di massima occorrono quasi 1000km di corsa per gareggiare bene in 42 di Maratona!
Ma chi di Voi riuscirebbe ad avere un atteggiamento mentale proteso a farsi tutti stì km prima della gara?Pochi, presumo.

Gli stessi km però, centellinati a dovere in una qualsiasi tabella, ci aiutano ad avvicinarci in maniera sicura e ponderata al giorno dello START.

Quindi, e in buona sostanza, trovo sia di ottimo auspicio raccomandarvi di FOCALIZZARE i vostri obbiettivi 2011, al fine di ottenerne dei benefici positivi, difficilmente ottenibili, se vi mettete in testa di percorrere 1000km in una volta sola.

Buon 2011km ragazzi! 😉

Editoriale n.07 – Auguri di cuore

Mi sembrava doveroso non saltare anche questa settimana, l’editoriale settimanale che, a causa di gravosi impegni lavorativi, mi hanno impedito la stesura su argomentazioni quali l’Inverno imminente, e la ormai sorpassata polemica sulla massiccia presenza di atleti africani “pigliatutto” nelle nostre gare internazionali.

Come stile in genere, tendo a non porre la mia persona, e le mie questioni personali nella stesura di questo articolo, ma ritengo che la mia esperienza personale che sto affrontando in questi giorni, possa essere di giovamento a chi possa aver perso la motivazione nel compiere il gesto più naturale ed antico del mondo : la corsa.

Ritengo quindi di tralasciare certi dettagli, un po’ per pudore, un po’ per non cadere nel patetico, limitandomi a citare semplicemente la “fortunata” coincidenza che ha condotto a distanza di un giorno l’uno dall’altro, mia madre e mio suocero ricoverati d’urgenza all’ospedale, e tutt’ora in attesa chi dell’operazione, chi della diagnosi incerta.

Tutto la propria quotidianetà da riorganizzare quindi, il tutto emotivamente amplificato dalle correnti feste Natalizie.

Il tutto un pò pesa, lo faccio, lo voglio fare, lo devo fare, ma faccio fatica.
Fatica perché poi le energie emotive si esauriscono a breve, non avendo la possibilità di fatto di rinnovarle, tanto sei occupato in tutto ciò.

Eppure il rimedio c’è!
Ieri avevo il morale sotto le suole, demotivato ai minimi storici, con un Natale più fastidioso del solito quest’anno.
Non ho fatto altro che indossare la mia tenuta di corsa e prefiggermi di correre un’ora.

L’ho fatto con le cuffie e I-pod, per timore di sentire un rumoroso fiatone sviluppato con 2 settimane di fermo in pratica, ma le sensazioni che provavo metro dopo metro erano semplicemente indescrivibili.

Rinascevo sostenuto da un impeto che forse provo quando sono in gara.
Ero costantemente attraversato su tutto il corpo da un formicolio che mi rivitalizzava il cervello, conferendomi quella positiva arroganza di affrontare freddo, pioggia, fatica senza curarmene.

Per poi non parlare di come molto POSITIVAMENTE, ho affrontato la visita in ospedale, spiegando a miei in modo semplice, cosa si dovrà affrontare nei prossimi giorni come iter ospedaliero.

Ora a me và meglio dopo la corsa di ieri, e quindi non voglio dilungarmi su di me, ma a costo di fare la figura del paternalista, vi esorto a correre, continuare a correre, ri-cominciare a correre.

Non importa se per pochi minuti o per delle ore, se per un km o per decine di essi, se lento o veloce ma FATELO!

Ritagliatevi un fetta del vostro tempo quotidiano per farlo, bastano solo 45’, se proprio vi serve un numero.

Sembra che lo facciate por Voi, ma in verità gli effetti positivi si rifletteranno anche su gli altri.
Chi di noi non si sente meglio predisposto ad affrontare una persona sorridente, come un runner, in luogo di un sedentario triste?

Le motivazioni poi sono tante, e nell’ambito della nostra community, ora ospite del grandioso lavoro di Valerio, ne troverete a bizzeffe, me ne sono reso conto ieri vedendo la graziosa slide della Dora.

Correre è un investimento a lungo termine, forse non arriverete oltre i 100 anni, ma li vivrete meglio.

Correre dovrebbe far parte della vita di ogni individuo, perché comporta tutto un corollario di questioni quali cuore, alimentazione, mobilità, che sono sin TROPPO trascurate oggigiorno, a scapito di una pessima qualità della vita.

Spero di non avervi fatto impensierire più di tanto, e in linea su quanto esposto prima, Vi esorto a cominciare a delineare gli obbiettivi dell’anno nuovo, Vi voglio velociosi e kilometrici sin dal primo di Gennaio, e Vi auguro quindi BUONE FESTE a tutti quanti, inclusi i NON Maratoneti!

🙂

Editoriale n.6 Firenze sul Digitale Terrestre

Quando ero bimbo, 10 anni circa, mia madre mi mandava al vicino supermercato con poche migliaia di lire per andare a comprare pochi beni di prima necessità, e sull’uscio di casa mi congedava sempre con la solita e perentoria raccomandazione “compra roba poco costosa e porta il resto!”
In genere mi limitavo a comprare pane e latte, ma una volta scoprii un genere senz’altro utile ed economicissimo : il sale da cucina!
Preso dall’entusiasmo ne comprai a pacchi al limite della mia modesta disponibilità economica, e a scapito del latte e del pane.
Inutile dire il commento ironico della cassiera “… devi salare una balena?”, ma peggio fu la sgridata di mia madre!!
All’epoca non ci poteva permettere dubbi, le direttive erano chiare, per cui di fronte a certe situazioni, inventiva e creatività maturavano con gli anni un proprio potere decisionale.
Oggi è diverso, la gente chiama con il proprio ipercellulare il “mandatario” chiedendo chiarimenti infinitesimali sulla merce da acquistare … non si sa mai mi vanno a comprare dei costosissimi palloncini lubrificati!!
Oggi siamo circondati di ammennicoli elettronici tentatori che, guarda caso, hanno spesso ha il simbolo della mela e ci vengono propinati con l’illusoria promessa di migliorarci la vita.
E queste erano circa le premesse quando in prima superiore ebbi a che fare con uno dei primi PC 286, linguaggio BASIC.
Il BASIC era all’epoca un linguaggio relativamente semplice, che però ti faceva ottenere ottimi risultati dopo lunga e faticosa programmazione; in pratica stavi ore davanti ad uno schermo monocromatico verdastro, per costruire una funzione alquanto spartana, bei tempi però e belle soddisfazioni anche.
Oggi è diverso non ti fanno fare più questa fatica, con il rischio che comprendi veramente il valore fasullo dell’acquisto compulsivo che hai appena fatto, così con l’avvento del plug&play tutto sembra più facile, supportati da questi software CHEFANNOTUTTOLORO.
Io una volta ci correvo dietro a queste cose, ma oramai ho mollato da tempo, disilluso da questa informatica pronta al consumo.
Valerio mi ha fatto cambiare idea però, usando un compilatore per siti web efficace quanto spartano, ha ricavato nella bolgia del cyber spazio una NOSTRA dimensione, una modo di ritrovarci più che distinguerci.
Si è ovvio che si fa fatica rispetto alla vecchia sede Americana, però il nostro draghetto, ha mostrato una sensibilità degna di un Customer care Giapponese, modificando e implementando, il NOSTRO sito dietro ogni nostra richiesta.
Non è uno sforzo da poco, e non dobbiamo frequentare questo sito per riconoscenza, dobbiamo semplicemente scrollarci di dosso quella pigrizia da jogger che ci impedirebbe di andare oltre certi limiti che già oggi percorriamo con estrema facilità, ma che se ricordate bene, erano duri all’inizio.
Quella di runnerplus.it è secondo me un’avventura complessa e difficile all’inizio, ma destinata solo migliorare sempre di più da chi avanza con inesorabile entusiasmo alimentato dal vostro semplice uso.
Domenica 28 Novembre 2010, si correrà la Maratona di Firenze, e per la prima volta su questo sito, si seguirà la corsa dei nostri amici, si passa al NOSTRO digitale terrestre.
Vi auguro una Domenica all’insegna della corsa più soddisfacente, seguita da un paio di ore in accappatoio davanti al PC.
Leo alias Bellerofonte.

Editoriale n.5 – I limiti

Il termine limite, a molti di noi può risultare antipatico, per alcuni in passato ha costituito anche un incubo in Analisi Matematica, oggi per quasi tutti è di fatto l’ostacolo, il muro, la barriera, che si pone tra le nostre attuali possibilità e l’obbiettivo prossimo futuro, lì vicino, e apparentemente a portata di mano.
Definiamolo quindi questo limite come LIMITE SUPERIORE.
Superiore alle nostre reali attitudini, nei confronti della quale noi ci protraiamo con tutto il nostro corpo, corpo a sua volta spinto da una mente che farà da ago della bilancia tra una pesante insoddisfazione e un’impagabile piacere per avercela fatta.
Qui però non è il caso di forzare il concetto di “volere è potere”, che a sua volta si è sempre rivelata una massima più indicata all’autolesionismo costruttivo (?!?), ma piuttosto menzionerei che “ognuno è padrone del proprio destino”.
Così se quel giorno ti alzi ben riposato, non divaghi in maniera pericolosamente creativa sulla prima colazione, e così via discorrendo, su tutta quella catena di eventi che alla fine caratterizzano la propria gara, le possibilità di farla sono enormi, è quasi fatta in pratica, ti avvicinerai fino a superarlo il famoso limite superiore.
Il tutto poi lo trovo alquanto naturale nell’essere umano, è una forma di egemonia mentale, un modo di viaggiare sempre più lontano in un mondo forse un troppo ristretto come visione, ma meravigliosamente costruito a nostra immagine e somiglianza.
E se è vero che nulla si crea e nulla si distrugge, è vero che per creare tutto ciò, solo l’energia che ci fornisce una competizione ci permetterebbe di fare tutto ciò, diversamente dubito che una qualsiasi forma di moto inerziale, possa dare una qualsiasi soddisfazione, saremo tutti criceti a quest’ora.
E se qualcosa và storto?
Bè nella migliore delle ipotesi, ci si imbroncia come Bobo, ma poi passa, così almeno sembra.
Nella peggiore invece ci si fa male, come il nostro Naka Giò, che se la dovrà passare in pigrizia forzata per buona parte di questo fine Autunno, già antipatico di suo con le sue docce francamente odiose.
O capita come è successo a qualcuno questa Domenica, di finire per l’ennesima volta a tagliare il traguardo in ambulanza.
La cosa però non si limita a questo genere di danno, parlo degli ultimi 2 casi ovviamente, perché i 2 runner in discussione, quando avranno occasione di scendere in campo per correre, cominceranno a contrarsi, a pensare, si creeranno quello che io chiamerei il LIMITE INFERIORE, oggi menzionato come “sega mentale”, o almeno così spero sia le definizione, visto che tra l’altro chi la menziona, spesso farfuglia una spiegazione poco plausibile, quando viene citato in causa per spiegarla.
Si corre male con il LIMITE INFERIORE in testa, non si riesce ad esprimersi al meglio, e spesso fa un effetto palla al piede per niente gradevole.
Domenica prossima Roby, Domenico, Leonzie, Max, Sofia,Pezzu, Baiocca, Riccardo, Stefano e Valter, sperimenteranno i loro rispettivi limiti superiori, in quel di Firenze, nella Signora delle gare.
Proveremo a seguirli da qui, anche se devo ammettere che il feed back è terribilmente lento rispetto alla vecchia sede, non me ne voglia Valerio, però ci proveremo.
In tasca al canguro e ricordatevi che se prima arrivate prima finisce il piacere!!
Leo alias Bellerofonte

Editoriale n.4 Mezzi Termini

Cominciamo con le mezze verita’
Michele Focarete oggi è stato premiato, con il premio Vergani, riservato ai “migliori” giornalisti, non sò in che ambito però francamente.
Direte : è chi è Michele Focarete?
è colui che, a giudicare dalla sua carriera bigliografica, ha una passione sfrenata per le corpivendole, o se meglio vogliamo usare un’eufemismo automobilistico molto in voga di questi tempi : escort.
E direte ancora : e allora?
Bè in un mondo ove tutto si avvia la globalizzazione, perchè non globalizzare i clienti delle escort?
Ed è stato così che il nsotro Valerio ci ha linkato oramai un mese fà, un’articolo del Corriere delle Sera, dove il signore in oggetto ci metteva alla pari di tali clienti.
Reazioni?
Si la mia che si è persa nei meandri del chissenefrega da parte di Runner’s World e del giornalista in oggetto, unitamente ad un piccolo e molto sterile trafiletto su CORRERE, e qualche battuta sobria sul blog di Linus.
La verità è che in un clima di costante insulto tra le parti, questa cosa non importava a nessuno, in quanto inflazionata.
Vabbè pensiamo a correre.
Terminiiiiii, stazione Terminiiiiiii!
Spero di risentire l’anno prossimo questa voce in occasione della Maratona più partecipata d’Italia che, rischia di vedere intaccata a breve da regina della Gara per eccellenza, dalla imminente Firenze Marathon o MARAFI per quelli del “giro”.
Nel frattempo godiamoci la prossima re-union del Polo Romano, non in stazione, ma in aeroporto, o perlomeno a Fiumicino, dove tra chi deve fare il “salto” sulla mezza distanza a meno di 90′, tra chi si infilerà in qualche modo per godersi almeno metà della gioia di correre ben 21km, tra chi spende tempo per questo sito piuttosto che allenarsi, ma sopratutto tra chi ha ripreso a infilarsi le scarpe da corsa e crederci un’altra volta: BENTORNATO FABIO!
Qualunche cosa tu voglia fare, e cerca di sparire distaccandoci in gara, e non assentandoti dalla virtuale piattaforma.
Mezza Maratona a Fiumicino, e Mezza sia in quel del Garda, ove Marco esordisce sulla Mezza Distanza, allenato come non mai, e finalmente vestito di tutto ottimismo: FORZA MARCO
E per ognuna di queste Mezze Distanze, ce ne sono altrettanto di strane:
A partire dalla riesumata Forlì-Ravenna, di 30km, in luogo della soppresa Maratona di Ravenna, autentica concorrente di Bergamo in quanto a bruttura di gare formato criceto.
FrancescaLaFranci, si cimenterà in una distanza di tutto rispetto e primo test serio per il lungo cammino che la dovrebbe portare a Roma 2011.
Il cammino invece è più breve, ma su una distanza un pò più lunga per il gruppo Sofia-Riccardo-Andrea-Roberto che si cimenteranno nella classica Milano-Pavia, 25esima edizione, lungo un tracciato che ti permette di toccare 2 province e 2 città in una sola corsa, aspettando la prossima e blasonata MARAFI!
In tasca al canguro a tutti ragazzi, e ricordartevi che più veloce correte e prima arrivate, ma così vi riducete il piacere.

Leo alias Bellerofonte
Postula
Domani nella ex-capitale d’Italia, correrà in quella che secondo me è realmemnte la Maratona Italiana più veloce, correrà il capostipote dell’ala dissacrante del running puro di RunnerPlus Italia.
Correrà colui che uscendo dagli schemi dà spesso esempio, perlomeno a me, che c’è un’aspetto scanzonato di una gara così importante.
Domani corre colui che aspetta i top runner all’arrivo per poi partire a sua volta gasato come non mai.
Domani corre il nostro veterinario, si perchè posso definire solo così il nostro Doc Giuseppe, affidabile runner Piemontese che spesso ci ragguagli con giusti consigli, animali da corsa come me:
in tasca al canguro Giuseppe neeeeeeee!

Io domani parto alle 8:30, minuto più minuto meno.