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La mia Maratona di Roma

In passato ho usato R+ per confessioni personali che mi hanno aiutato a fare il punto sulla mia storia atletica e non solo.

Sento ora il bisogno di approfittare ancora della vostra pazienza  per raccontarvi questa storia della mia di maratona, quella da preparatore, una veste tanto insolita quanto forzata.

Non pensavo di fare l’allenatore, tutt’altro: poi quasi inconsapevolmente mi sono trovato a seguire 12 atleti,  di livello, età, ambizioni completamente differenti: tre dei quali al debutto in questa maratona.

I sentimenti contrastanti prima, durante e dopo la maratona: doveva essere per me la maratona della svolta, 3 anni dopo  l’ultima 42, Firenze 2009. Da allora incidenti più o meno gravi, condizioni atletiche più o meno valide, stop e ripartenze.

Questa doveva essere la preparazione del definitivo  “cambio di passo”,  preparazione professionistica per ambizioni da 3h09m.

Cambio di tecnica di corsa. Passaggio da 50km/sett ad oltre 100km. Quatto mesi  in cui sono scorsi, con sacrifici personali irripetibili, esattamente 1600km… poi un sabato, 14 giorni dall’evento,  la luce si spegne per l’ennesimo infortunio (stavolta forse la corsa non c’entra) e nel buio, due sentimenti si prendono cura di me, lo sconforto e l’idea della resa definitiva con questo sport.  Tre candele di fuoco vivo rimangono accese nella penombra: decido di alimentarle.

Sono le speranze dei miei tre atleti che avevo il compito di portare, non più con me, bensì al mio posto, a correre la maratona. Trasferire loro, la forza, la tenacia, la determinazione che avevo accumulato in 3 anni di purgatorio e cresciuta smisuratamente durante i miei ultimi 1600km.

La prima, quella del collega e amico Gianluca Plini, compagno di allenamenti, calciatore di livello assoluto, che con il calcio a 5 ha vinto coppe campioni e giocato mondiali in nazionale, da poco votato al podismo.

La seconda quella di Lamia, ragazza francese, che nell’ultimo anno di permanenza a Roma e in Italia, tra mille traversie, ha un sogno più grande di lei: finire una maratona.

Ed infine quella di Francesca (la cocca del coach), di cui molto poco voglio dire ora, ma di cui, senza possibilità di smentita, mi limito a dichiarare di conoscere meglio di chiunque altro ogni suo battito cardiaco ed ogni km percorso negli ultimi anni. A lei feci una promessa anni fa, che allora non sapevo neanche come poter mantenere…

Tre condizioni, tre atleti, tre obiettivi, tre caratteri. Per ognuno un programma di allenamento completamente differente: il mio sarebbe stato il quarto, quello gestito in stretta collaborazione con il mio coach di sempre, Luciano.

Dal momento del mio infortunio, si fa la largo una consapevolezza: la responsabilità sul sogno che ho venduto è diventata enorme: m’appare chiaro che l’investimento e  il valore dell’impegno, delle aspirazioni, le aspettative e delle difficoltà per preparare questo appuntamento è, da parte loro, gigantesco.

Non so se posso gestirlo. Non posso permettermi di sbagliare. Non posso commettere passi falsi. Curare ogni singolo, minimo dettaglio.

Mantenere la lucidità.

Studio ogni allenamento, vado sul campo a visionarli. Crisi psicologiche da gestire.

Incoraggio e vado giù duro. Prometto la luna. Infondo una fiducia che io non ho. Devo forgiare soldati pronti alla battaglia. Non più somiglianti a podisti amatori ma piuttosto a degli “Achille che vendicano Patroclo”. Pronti a morire per un km. Morire 42 volte. E’ un crescendo di emozioni giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Alba del gran giorno.

Francesca. Sono combattuto, è sul filo delle 4h, si potrebbe tentare…

Oggi farà troppo caldo. Percorso insidioso. Notte insonne.

Ho promesso l’arrivo, la rivincita: non può, non deve, stonare la prima.

Ritardo il passaggio alla mezza, sciolgo la prognosi, comunico i passaggi che mi sono tenuto in pancia fino all’ultimo.

 

Ore 7.30.

Ritrovo i miei atleti tesi come violini. Io quanto loro. Fa già caldo.

Gianluca.  Mettiamo a punto la strategia gel, i passaggi li abbiamo concordati da una settimana, partenza lenta, perché la potenza lipidica non è ottimizzata. La sua lepre sa cosa deve fare. Si chiama Daniele, altro mio pupillo, in 2 mesi è sceso a 1h34 alla Roma Ostia.

Gianluca, la mia mano sulla sua spalla, la sua sulla mia. Ci fissiamo negli occhi lacrime furtive e voci rabbiose. Quest’oggi lui va a mettersi in griglia, io no.

Me lo ha promesso che  va sotto le 3h20. Mi dedica la sua prima maratona.

Ci siamo allenati insieme,  faticava a starmi dietro nei lavori, i 4’30″/km non ce li ha, abbiamo ritardato i passaggi però. Ma non deve, non deve farsi prendere la mano.

Penso tra me che il suo tempo è lo specchio opaco di quello che poteva essere la mia prestazione oggi.

 

Lamia.

Tanti problemi, una maratona che sembrava persa, forse riacchiappata per i capelli.

Temo che non riesca ad arrivare alla partenza, potrebbe anche non presentarsi all’ultimo.

E’ l’ultima ad arrivare, mi dice all’orecchio nel suo italiano incerto:

–          Ho solo una parola

–          Si, me lo avevi promesso, ma mi hai promesso di dedicarmi tutti gli ultimi 7km!

sorride, è tesa: la sua parola data cederà il passo alla sua incertezza?

Le massaggio i polpacci.

La copro con la mia giacca perché è in canottiera, ha freddo e dobbiamo risparmiare calorie.

Partirà con Francesca,  hanno in consegna passaggi diversi, più lenti per Lamia, più veloci per Francesca.

Francesca.

Sente la gara come la sento io.

Le ho portato la crema da spalmare sui piedi: non lasciamo nulla al caso oggi.

E’ tra i tre la preparazione più solida, titanica, ma è anche colei che oggi avrebbe più da perdere, sul piano personale, se qualcosa dovesse andare storto, ma non trapela dai nostri sguardi, perché oggi, io e lei sappiamo una cosa, oggi non si fanno prigionieri!

Le accompagno fino alle gabbie, le mie atlete.

Ad 1 minuto dalla partenza Francesca gestisce il prevedibile imprevisto come una maratoneta consumata (ma le ho promesso di non farne minzione): è un segno evidente della determinazione di oggi.

Oggi, non si fanno, prigionieri. Entrano nelle griglie.

Mi posiziono al 1°km.

Occhiali da sole che coprono occhi lucidi di tensione. Doveva essere la mia gara. Lo è in altra forma, penso.  Partiti. Commosso.

Passa Gianluca, lo redarguisco, è troppo veloce!

Lamia e Francesca sfilano invece al sicuro nella pancia del gruppone… le incito, ne mancano solo 41…

Sono un po’ più tranquillo.

Mi posiziono al 13°km.

Megafono in mano. Top runner… Fa caldissimo per correre anche per loro.

Passa Gianluca, mi urla il passaggio ai 10km: è troppo veloce!  No, non troppo.

Gli passo un gel in più che ho pronto nelle mani.

–          Ombra e acquaaaaaa!!!!

Correre a l’ombra è la strategia vincente di chi vuol fare il tempo o non prendere il muro e non può fermarsi.

Passa Lamia, Francesca è qualche metro avanti, ma non mi vede, io però le vedo, stanno bene, corrono bene.

Nessun problema.

Ora non ho che da attendere le notizie di Radio-Corse-Miki-Valerio che in bici è un po’ ovunque sul percorso.

Trattengo le lacrime, a stento. Qualche amico se ne accorge. Mi sorride.

Raggiungo il coach Duchi al 25° miglio. Assistiamo al passaggio dei top atleti.

Il primo vola, poi passa 1 minuto prima del 2° poi un altro keniano: appena presa la salita di via dei cerchi,

si pianta di botto (manco montasse i freni Brembo). Da 3’/km a mani sulle ginocchia.

Tempi alti. Passano i top che conosco: Giorgio Calcaterra,

Andrea Moccia (campione italiano M50) addirittura a 5′ dal suo standard, Calfapietra, D. Troia.

Il caldo miete vittime.

Vento che spazza via le speranze di molti.

Radio-Valerio mi comunica che Francesca e Lamia sono passate insieme alla mezza. Non so il tempo: penso subito che è Francesca che ha rallentato, invece (lo  scoprirò poi) è stata Lamia ad aver accelerato.

Guardo l’orologio.  Comincio a fare i conti. Calcolo. Penso. Faccio su e giù su quei 10 metri di strada. Gambe doloranti. Tensione. Stimo il tempo del passaggio quando saranno lì da me.

Ho il PC portatile con me: cerco di collegarmi al sito della Tds. Ma non va…

Un ominio cicciottello della protezione civile consente il passaggio dei turisti sotto il campidoglio. Ostacola gli atleti già stravolti per la fatica e il ritmo. Uno è costretto a fermarsi per evitare i passanti. Incredulo, l’atleta non si lamenta, non ha la forza, riparte… oddio, andava a 4’15/km, riparte molto più lentamente.

Sono sul percorso, vado verso il tizio della Protezione Civile. Lo prendo per il bavero, gli punto lo sguardo nelle pupille. La mia voce lo investe. E’ a bocca aperta per lo stupore. Il mio grido come a squarciare la sua gola.

–          Fa che si ferma uno dei miei e ti ammazzo. Testa di cazzo!

Passano i top atleti del mio gruppo sportivo! Il sesto spunta dalla salita del campidoglio, come fosse l’elicottero di Apocalipse Now, è accompagnato da Daniele, è Gianluca!

E’ fatta, non è in crisi. Viso  stanco. Piedi in spinta. Cerca il mio sguardo. Lo incito. Acqua sulla testa si, decido che non gli do il gel, non me la sento di rischiare un mal di pancia visto che corre a ritmo.

E’ sotto le 3h20, ma mancano 3 km. Vado oltre il 40esimo, e chiedo a Luciano se Gianluca ha preso bene la salita: – Piano ma correndo.

Sono tranquillo: è fatta!

Passano amici forti, i più su tempi lontanissimi dai lori standard: Fabrizio, Antonio, Andrea C., a decine, tutti lontani dai loro obiettivi. Andrea S. ha preso il muro, gli passo un gel, che non gli salverà la prestazione, ma gli consentirà di arrivare al traguardo con 10 minuti di ritardo.

Vedo sfilare gli altri, poche prestazioni decenti. Attendo Francesca che so essersi involata da sola dopo metà gara.

Passano i palloncini delle 4h. Estenuante attesa….

Arriva Francesca scortata da Stefano! Corre forte e sorride, non riesco a non fare 20m di corsa accanto a lei per incitarla, sincerarmi delle condizioni. E’ un proforma. Da quando ho imparato a leggere i volti dei podisti so più cose. So ad esempio che è in uno stato di grazia, sorridente, veloce, reattiva … stile perfetto. Sono sorpreso, non avevo ancora visto un podista arrivare in quelle belle condizioni al 39°km di una maratona, era tale e quale al 1°km, anzi più convinta dei propri mezzi.  Per lei, ora ci sono solo 3km di gloria! Promessa mantenuta!

Me ne manca una.

Mi rimetto a fare i calcoli.

…erano insieme alla mezza, Lamia dovrebbe passare ora… è in ritardo. Non arriva…

Passano i minuti. Sale l’angoscia. Troppo ritardo, deve esserle successo qualcosa…

Dopo quasi  25′ arriva sorridente. Sta bene e corre altrettanto bene, scortata dalla sua amica, ha in realtà passato gli ultimi 20km fermandosi a salutare lungo il percorso prima la figlia poi i colleghi, i numerosi amici, accorsi anche dalla Francia per assistere alla sua prima maratona e che si sono dislocati in più punti lungo il percorso. La incito!

Ma mi esce quasi un rimprovero per il ritardo accumulato e la bella cera…

Però era quello che voleva, arrivare senza soffrire troppo, il tempo è quello previsto alla partenza più lento solo di 2′. Poteva fare molto meglio, ma va bene così. Ci va bene così.

Qualche sussulto di paura in più perché non la vedo uscire dalla zona transennata dell’arrivo, e nessuno sembra averla vista, complice un banale ritardo per la stampa del suo tempo sulla medaglia.

Sono pressoché distrutto… oggi ho fatto un tri-giornaliero di 42×3=126km!!!

Ho solo la forza di andare ad abbracciare Francesca, festeggiare con Gianluca per telefono, e cercare di stemperare la tensione residua con una birra con Valerio, Miki e Stefano.

E mi viene però subito un dubbio… : “se Rosalba era a fare il tifo sul percorso, mi avrà saltato il progressivo

di 14km previsto per oggi.. domani gliene canto quattro…”. Ma quando “scarica” un coach?

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Io mi sono iscritto!!! Così tra qualche mese mi dovrete del rispetto aggiuntivo in qualità Allenatore Fidal :-))