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Maratona di FIRENZE, 24 novembre, un raduno di Runnerplus?

Cari amici,
è presto, ma pare che il prossimo 24 novembre un consistente numero di noi sarà a Firenze a correre la maratona.
A me risultano già iscritti

  • Fusa
  • Marco
  • LaFranci, 408F
  • gambedacciaio, 2058F
  • NetFabio, 1434
  • Conan, 2335
  • Va lter, 3929
  • Pezzulli, 4082
  • Simoneb, 4208
  • Leo, 4544 in rigoroso ordine di pettorale

Chi altri c’è già? Chi ci farà un pensierino?
Peccato non ci siano distanze alternative (almeno ufficialmente). Però sono sicuro che riusciremmo ad organizzare qualcosa di molto divertente!!!

Maratona Venezia 2013

 

 

 

 

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La mia Prima Maratona

Ciao a tutti,

In questo weekend visto il buon recupero in corso dopo l’agonia passata a Trieste causa me stesso, contrattura presente da un 15gg e zero allenamenti, ho programmato gli allenamenti fino a Novembre.

L’obiettivo principale è ed è sempre stato è la Stralugano di 30km, gara con significati molto personali.

Nell’impostare gli allenamenti per questa corsa ho ben pensato da bravo runner di continuare la preparazione e arrivare alla Firenze Marathon del 24 Novembre.

Gli obiettivi secondari che valuto strada facendo sono i PB sulla mezza e in caso sui 10k.

Credo che qui sia il posto più indicato dove chiedere le informazioni del caso in quanto novizio di questa distanza e allenamenti.

Lo spunto princiapale l’ho preso dal Libro di Enrico Arcelli “Voglio Correre”.

Ho impostato la preparazione su 3 periodi di 8 settimane (il primo in realtà è di 7… cominciamo bene)

 

Periodo 1 – Introduttivo

Periodo dove la corsa dovrebbe essere più un optional e dedicarsi più ad attività di potenziamento muscolare e altre cose (vedi nuoto)

3 allenamenti a settimana

Lento da 10k a 14k

Medio da 45′ a 70”

Salite da 3 x 3x50m a 3x 3x100m

 

Periodo 2 – Base

Periodo base in cui metto su i primi km.

Alla settimana 7 c’è la mezza a Londra (run to the beat) dove vorrei fare il PB. Settimana 8 Scarico.

3 allenamenti a settimana

Lunghi da 20k a 22k

Medio da 10k a 18k

Ripetute in varie salse sui 1000m

 

Period0 3 – Specifico

Iniziamo a fare sul serio…

Alla settimana 2 ci sarà la stralugano e alla settimana 4 la DJ10 (questa la decido al momento se correrla forte)…

3 allenamenti a settimana

Lungo da 24k a 34k (i 34k tre domeniche prima della gara e poi in scarico)

Corsa a RMA da 16k a 20k

Ripetute in varie salse sui 2000 e 3000 (sui 1000 nell’ultima settimana di scarico)

 

Sono aperto a tutte le vostre critiche…

I tempi … mah li vedo in base a come corro… ottimisticamente:

Stralugano in 2h e 40′

Mezza Londra sotto 1h e 40′

Maratona 3h 45′

 

Se riesco in qualche maniera vi mostro anche le tabelle nello specifico a chi è interessatto

🙂

 

Per alimentazione e scarpe…. seguiranno successive domande 🙂

Collemarathon

ragazzi l’organizzazione della ColleMarathon mi ha dato 3 iscrizioni per la maratona del 5 maggio.

Io ho intenzione di andare, per le altre due sorteggerò tra tutti gli interessati.

Se volete scrivetemi qui!

 

http://www.stefanolacara.com/2013/03/giveaway-due-iscrizioni-gratuite-per-la.html

 

L’INNAMORATO PAZZO.

C’è una scena nel film ‘Barry Lyndon’ di Stanley Kubrick dove il protagonista si aggira fra le fiamme e le nebbie di una battaglia appena conclusa. Feriti e cadaveri ovunque, e lui, illeso, che attraversa il campo a grosse falcate.
Ieri, negli ultimi 7 km della Maratona di Torino mi sono sentito così. L’accostamento è forte, blasfemo direi, ma non ci posso fare niente, la soddisfazione è ancora così calda da non consentirmi nessuna obiettività o ridimensionamento.
E’ come se fossi ancora lì.
Li vedo ‘cadere’:  runners che fino a un momento prima pregustavano e anticipavano primati personali.
Li vedo spegnersi, sommessamente, senza che all’esterno trapeli l’immenso rumore della sconfitta interna: chi disteso sulle aiuole, a bordo strada, per cercare di calmare i crampi, chi piegato in due, accanto a un muretto, a ritrovare fiato e conoscenza, chi tremolante, al centro della strada, nella vana ostinazione di riprendere.
E mentre le mie gambe avanzano sorridenti, anche un po’ maleducate, ne vedo cadere altri, e altri ancora.
Penso sia uno scherzo, vedrai che adesso si riattizzano, tutti quanti insieme e mi sorpassano con un bel pernacchione: ciavevi creduto eh? Invece è tutto vero e continuo a tagliare il campo, testa alta e sguardo fiero.
36esimo, 37esimo km. Il ritmo aumenta con fluidità, la mente ha rispettato l’impegno iniziale e sa che la gara inizia adesso, dopo 35 km trascorsi ad incitarsi, ma non troppo, a rincuorarsi, ma non del tutto.
38esimo, 39esimo km. Mi specchio soddisfatto nel quadrante del Garmin: la media al km che migliora di falcata in falcata è una iniezione di autostima senza paragoni, mi sento improvvisamente più alto, più bello, ho addirittura l’impressione che mi stiano crescendo i capelli, lunghi, fin sopra le spalle. In un rigurgito estremo di onnipotenza ho quasi la tentazione di distribuire la benedizione, intorno a me, col gesto papale.
40esimo km. Accelero ancora e le mie gambe sono sempre lì, pronte, come quelle di un fanciullo.
I tamburi delle batterie allestite ai lati della strada incalzano ritmi sempre più trascinanti, fanno tremare l’asfalto, come sul palco di un concerto rock con le migliaia di decibel ad assordare lo stadio sconfinato: ho una gran voglia di ridere ma allo stesso tempo … ho paura.
Paura!?
Sì, paura dell’imprevisto, di qualcosa che all’improvviso mi azzoppi, facendomi andare a sbattere con la faccia addosso al cartello del 41esimo km.
E già, 41esimo km: ci siamo quasi.
Laggiù, in fondo a questo viale pieno di feriti, di cavalli abbattuti, di fiamme e di cadaveri, laggiù, dietro quell’angolo, inizia l’ultimo tratto, la passerella finale nel centro storico: Piazza San Carlo e Piazza Castello collegate da Via Roma, coi suoi portici pieni zeppi di gente.
Aumenta il fragore, il servizio d’ordine si moltiplica.
E’ domenica, ed è quasi l’ora di pranzo, sono in molti a voler svicolare dalle transenne: una famigliola con la carrozzina mi si intrufola fra le gambe, non so come faccio ad evitarli, ma ci riesco … forse sto già volando.
La passerella è lì, a poche decine di metri, riesco a intravederne l’inizio, i primi coloratissimi striscioni che la costeggiano fino al traguardo. Adesso sta rendendo onore ai runners che mi arriveranno davanti, con ognuno di loro a scoppiare della propria personalissima gioia, a godere delle urla, della banda, della folla, chissà quanti sono quelli che riescono a trattenere le lacrime, a chi staranno dedicando quello sguardo al cielo, a chi staranno dedicando quest’ultimo km, chissà quanta rabbia, quanto sacrifico, per essere lì, adesso, con quella falcate su via Roma … chissà.
E adesso tocca a me, è arrivato il mio turno.
Prima di girare l’angolo però … voglio la sospensione, voglio che la scena si fermi, un fermo immagine, tremolante e in trepidazione per il mio arrivo.
Prima di girare l’angolo … voglio sentire solo il fruscio del vento, un soffio fresco, arrivato apposta per me dalle Alpi qui dietro, una brezza europea da terzo millennio che ammutolisca tutti improvvisamente.
Silenzio, tra la folla per strada e sotto i portici, tra la gente uscita sul balcone e quella rimasta dentro ma con le tende aperte per guardare Tutti in silenzio, col sospiro trattenuto, in una attesa da stadio, come prima del rigore di Grosso ai Mondiali: il cielo è blu sopra Torino. Tutti quanti in silenzio a guardare lì, in quel punto, fino a che …
… eccomi sbucare dalla curva, per l’ultimo km.
Riesplode il boato, le urla: dall’immobilità e silenzio assoluti al casino più totale, proprio come un goal, proprio come volevo io, per avvisare più gente possibile, anche chi si trova dall’altra parte della città: ma che è?! Stanno giocando? Chi ha segnato?
Veleggio ad un ritmo da keniano, senza sforzo, salutando tutti. Gli applausi sono assordanti, da sotto i portici, dai balconi, da dietro i vetri, da sotto terra, e musica, musica sparata ovunque.
Come l’innamorato pazzo che, dopo mesi e mesi di rifiuto, dopo mesi e mesi di striminziti ‘forse’, di ‘non mi pare che ci siamo’, di ‘no, non ce la puoi fare’, di ‘nì’, dopo mesi e mesi di corteggiamento insano con migliaia di km corsi al buio, all’alba, sotto la pioggia, nel fango, nell’umidità, come quell’innamorato pazzo, che alla fine ottiene un sì, allargo le braccia, per poterla toccare tutta, per abbracciarmela, baciarla dappertutto e stringerla a me lanciandomi a volo d’angelo, a occhi chiusi, nel vento.

E’ la mantellina dorata che mi appiccicano all’arrivo a scuotermi, sono atterrato, ecco la medaglia, la bottiglietta d’acqua, il chip per favore e … si avvii, di là, verso il deposito borse, lasci libera la zona del traguardo, che stanno arrivando tutti gli altri, ne sono già arrivati 850 e ne devono arrivare altri 4000 … mica penserà di essere il solo ad aver fatto la maratona.

La mia Maratona di Roma

In passato ho usato R+ per confessioni personali che mi hanno aiutato a fare il punto sulla mia storia atletica e non solo.

Sento ora il bisogno di approfittare ancora della vostra pazienza  per raccontarvi questa storia della mia di maratona, quella da preparatore, una veste tanto insolita quanto forzata.

Non pensavo di fare l’allenatore, tutt’altro: poi quasi inconsapevolmente mi sono trovato a seguire 12 atleti,  di livello, età, ambizioni completamente differenti: tre dei quali al debutto in questa maratona.

I sentimenti contrastanti prima, durante e dopo la maratona: doveva essere per me la maratona della svolta, 3 anni dopo  l’ultima 42, Firenze 2009. Da allora incidenti più o meno gravi, condizioni atletiche più o meno valide, stop e ripartenze.

Questa doveva essere la preparazione del definitivo  “cambio di passo”,  preparazione professionistica per ambizioni da 3h09m.

Cambio di tecnica di corsa. Passaggio da 50km/sett ad oltre 100km. Quatto mesi  in cui sono scorsi, con sacrifici personali irripetibili, esattamente 1600km… poi un sabato, 14 giorni dall’evento,  la luce si spegne per l’ennesimo infortunio (stavolta forse la corsa non c’entra) e nel buio, due sentimenti si prendono cura di me, lo sconforto e l’idea della resa definitiva con questo sport.  Tre candele di fuoco vivo rimangono accese nella penombra: decido di alimentarle.

Sono le speranze dei miei tre atleti che avevo il compito di portare, non più con me, bensì al mio posto, a correre la maratona. Trasferire loro, la forza, la tenacia, la determinazione che avevo accumulato in 3 anni di purgatorio e cresciuta smisuratamente durante i miei ultimi 1600km.

La prima, quella del collega e amico Gianluca Plini, compagno di allenamenti, calciatore di livello assoluto, che con il calcio a 5 ha vinto coppe campioni e giocato mondiali in nazionale, da poco votato al podismo.

La seconda quella di Lamia, ragazza francese, che nell’ultimo anno di permanenza a Roma e in Italia, tra mille traversie, ha un sogno più grande di lei: finire una maratona.

Ed infine quella di Francesca (la cocca del coach), di cui molto poco voglio dire ora, ma di cui, senza possibilità di smentita, mi limito a dichiarare di conoscere meglio di chiunque altro ogni suo battito cardiaco ed ogni km percorso negli ultimi anni. A lei feci una promessa anni fa, che allora non sapevo neanche come poter mantenere…

Tre condizioni, tre atleti, tre obiettivi, tre caratteri. Per ognuno un programma di allenamento completamente differente: il mio sarebbe stato il quarto, quello gestito in stretta collaborazione con il mio coach di sempre, Luciano.

Dal momento del mio infortunio, si fa la largo una consapevolezza: la responsabilità sul sogno che ho venduto è diventata enorme: m’appare chiaro che l’investimento e  il valore dell’impegno, delle aspirazioni, le aspettative e delle difficoltà per preparare questo appuntamento è, da parte loro, gigantesco.

Non so se posso gestirlo. Non posso permettermi di sbagliare. Non posso commettere passi falsi. Curare ogni singolo, minimo dettaglio.

Mantenere la lucidità.

Studio ogni allenamento, vado sul campo a visionarli. Crisi psicologiche da gestire.

Incoraggio e vado giù duro. Prometto la luna. Infondo una fiducia che io non ho. Devo forgiare soldati pronti alla battaglia. Non più somiglianti a podisti amatori ma piuttosto a degli “Achille che vendicano Patroclo”. Pronti a morire per un km. Morire 42 volte. E’ un crescendo di emozioni giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Alba del gran giorno.

Francesca. Sono combattuto, è sul filo delle 4h, si potrebbe tentare…

Oggi farà troppo caldo. Percorso insidioso. Notte insonne.

Ho promesso l’arrivo, la rivincita: non può, non deve, stonare la prima.

Ritardo il passaggio alla mezza, sciolgo la prognosi, comunico i passaggi che mi sono tenuto in pancia fino all’ultimo.

 

Ore 7.30.

Ritrovo i miei atleti tesi come violini. Io quanto loro. Fa già caldo.

Gianluca.  Mettiamo a punto la strategia gel, i passaggi li abbiamo concordati da una settimana, partenza lenta, perché la potenza lipidica non è ottimizzata. La sua lepre sa cosa deve fare. Si chiama Daniele, altro mio pupillo, in 2 mesi è sceso a 1h34 alla Roma Ostia.

Gianluca, la mia mano sulla sua spalla, la sua sulla mia. Ci fissiamo negli occhi lacrime furtive e voci rabbiose. Quest’oggi lui va a mettersi in griglia, io no.

Me lo ha promesso che  va sotto le 3h20. Mi dedica la sua prima maratona.

Ci siamo allenati insieme,  faticava a starmi dietro nei lavori, i 4’30″/km non ce li ha, abbiamo ritardato i passaggi però. Ma non deve, non deve farsi prendere la mano.

Penso tra me che il suo tempo è lo specchio opaco di quello che poteva essere la mia prestazione oggi.

 

Lamia.

Tanti problemi, una maratona che sembrava persa, forse riacchiappata per i capelli.

Temo che non riesca ad arrivare alla partenza, potrebbe anche non presentarsi all’ultimo.

E’ l’ultima ad arrivare, mi dice all’orecchio nel suo italiano incerto:

–          Ho solo una parola

–          Si, me lo avevi promesso, ma mi hai promesso di dedicarmi tutti gli ultimi 7km!

sorride, è tesa: la sua parola data cederà il passo alla sua incertezza?

Le massaggio i polpacci.

La copro con la mia giacca perché è in canottiera, ha freddo e dobbiamo risparmiare calorie.

Partirà con Francesca,  hanno in consegna passaggi diversi, più lenti per Lamia, più veloci per Francesca.

Francesca.

Sente la gara come la sento io.

Le ho portato la crema da spalmare sui piedi: non lasciamo nulla al caso oggi.

E’ tra i tre la preparazione più solida, titanica, ma è anche colei che oggi avrebbe più da perdere, sul piano personale, se qualcosa dovesse andare storto, ma non trapela dai nostri sguardi, perché oggi, io e lei sappiamo una cosa, oggi non si fanno prigionieri!

Le accompagno fino alle gabbie, le mie atlete.

Ad 1 minuto dalla partenza Francesca gestisce il prevedibile imprevisto come una maratoneta consumata (ma le ho promesso di non farne minzione): è un segno evidente della determinazione di oggi.

Oggi, non si fanno, prigionieri. Entrano nelle griglie.

Mi posiziono al 1°km.

Occhiali da sole che coprono occhi lucidi di tensione. Doveva essere la mia gara. Lo è in altra forma, penso.  Partiti. Commosso.

Passa Gianluca, lo redarguisco, è troppo veloce!

Lamia e Francesca sfilano invece al sicuro nella pancia del gruppone… le incito, ne mancano solo 41…

Sono un po’ più tranquillo.

Mi posiziono al 13°km.

Megafono in mano. Top runner… Fa caldissimo per correre anche per loro.

Passa Gianluca, mi urla il passaggio ai 10km: è troppo veloce!  No, non troppo.

Gli passo un gel in più che ho pronto nelle mani.

–          Ombra e acquaaaaaa!!!!

Correre a l’ombra è la strategia vincente di chi vuol fare il tempo o non prendere il muro e non può fermarsi.

Passa Lamia, Francesca è qualche metro avanti, ma non mi vede, io però le vedo, stanno bene, corrono bene.

Nessun problema.

Ora non ho che da attendere le notizie di Radio-Corse-Miki-Valerio che in bici è un po’ ovunque sul percorso.

Trattengo le lacrime, a stento. Qualche amico se ne accorge. Mi sorride.

Raggiungo il coach Duchi al 25° miglio. Assistiamo al passaggio dei top atleti.

Il primo vola, poi passa 1 minuto prima del 2° poi un altro keniano: appena presa la salita di via dei cerchi,

si pianta di botto (manco montasse i freni Brembo). Da 3’/km a mani sulle ginocchia.

Tempi alti. Passano i top che conosco: Giorgio Calcaterra,

Andrea Moccia (campione italiano M50) addirittura a 5′ dal suo standard, Calfapietra, D. Troia.

Il caldo miete vittime.

Vento che spazza via le speranze di molti.

Radio-Valerio mi comunica che Francesca e Lamia sono passate insieme alla mezza. Non so il tempo: penso subito che è Francesca che ha rallentato, invece (lo  scoprirò poi) è stata Lamia ad aver accelerato.

Guardo l’orologio.  Comincio a fare i conti. Calcolo. Penso. Faccio su e giù su quei 10 metri di strada. Gambe doloranti. Tensione. Stimo il tempo del passaggio quando saranno lì da me.

Ho il PC portatile con me: cerco di collegarmi al sito della Tds. Ma non va…

Un ominio cicciottello della protezione civile consente il passaggio dei turisti sotto il campidoglio. Ostacola gli atleti già stravolti per la fatica e il ritmo. Uno è costretto a fermarsi per evitare i passanti. Incredulo, l’atleta non si lamenta, non ha la forza, riparte… oddio, andava a 4’15/km, riparte molto più lentamente.

Sono sul percorso, vado verso il tizio della Protezione Civile. Lo prendo per il bavero, gli punto lo sguardo nelle pupille. La mia voce lo investe. E’ a bocca aperta per lo stupore. Il mio grido come a squarciare la sua gola.

–          Fa che si ferma uno dei miei e ti ammazzo. Testa di cazzo!

Passano i top atleti del mio gruppo sportivo! Il sesto spunta dalla salita del campidoglio, come fosse l’elicottero di Apocalipse Now, è accompagnato da Daniele, è Gianluca!

E’ fatta, non è in crisi. Viso  stanco. Piedi in spinta. Cerca il mio sguardo. Lo incito. Acqua sulla testa si, decido che non gli do il gel, non me la sento di rischiare un mal di pancia visto che corre a ritmo.

E’ sotto le 3h20, ma mancano 3 km. Vado oltre il 40esimo, e chiedo a Luciano se Gianluca ha preso bene la salita: – Piano ma correndo.

Sono tranquillo: è fatta!

Passano amici forti, i più su tempi lontanissimi dai lori standard: Fabrizio, Antonio, Andrea C., a decine, tutti lontani dai loro obiettivi. Andrea S. ha preso il muro, gli passo un gel, che non gli salverà la prestazione, ma gli consentirà di arrivare al traguardo con 10 minuti di ritardo.

Vedo sfilare gli altri, poche prestazioni decenti. Attendo Francesca che so essersi involata da sola dopo metà gara.

Passano i palloncini delle 4h. Estenuante attesa….

Arriva Francesca scortata da Stefano! Corre forte e sorride, non riesco a non fare 20m di corsa accanto a lei per incitarla, sincerarmi delle condizioni. E’ un proforma. Da quando ho imparato a leggere i volti dei podisti so più cose. So ad esempio che è in uno stato di grazia, sorridente, veloce, reattiva … stile perfetto. Sono sorpreso, non avevo ancora visto un podista arrivare in quelle belle condizioni al 39°km di una maratona, era tale e quale al 1°km, anzi più convinta dei propri mezzi.  Per lei, ora ci sono solo 3km di gloria! Promessa mantenuta!

Me ne manca una.

Mi rimetto a fare i calcoli.

…erano insieme alla mezza, Lamia dovrebbe passare ora… è in ritardo. Non arriva…

Passano i minuti. Sale l’angoscia. Troppo ritardo, deve esserle successo qualcosa…

Dopo quasi  25′ arriva sorridente. Sta bene e corre altrettanto bene, scortata dalla sua amica, ha in realtà passato gli ultimi 20km fermandosi a salutare lungo il percorso prima la figlia poi i colleghi, i numerosi amici, accorsi anche dalla Francia per assistere alla sua prima maratona e che si sono dislocati in più punti lungo il percorso. La incito!

Ma mi esce quasi un rimprovero per il ritardo accumulato e la bella cera…

Però era quello che voleva, arrivare senza soffrire troppo, il tempo è quello previsto alla partenza più lento solo di 2′. Poteva fare molto meglio, ma va bene così. Ci va bene così.

Qualche sussulto di paura in più perché non la vedo uscire dalla zona transennata dell’arrivo, e nessuno sembra averla vista, complice un banale ritardo per la stampa del suo tempo sulla medaglia.

Sono pressoché distrutto… oggi ho fatto un tri-giornaliero di 42×3=126km!!!

Ho solo la forza di andare ad abbracciare Francesca, festeggiare con Gianluca per telefono, e cercare di stemperare la tensione residua con una birra con Valerio, Miki e Stefano.

E mi viene però subito un dubbio… : “se Rosalba era a fare il tifo sul percorso, mi avrà saltato il progressivo

di 14km previsto per oggi.. domani gliene canto quattro…”. Ma quando “scarica” un coach?

Tolto il record del mondo di maratona a Paula Raddcliffe

La IAAF ha cambiato le regole per classificare il record del mondo femminile di maratona.

Per poter essere considerato tale la gara corsa deve essere una corsa dove gareggiano sole donne e non permettere così che ci possano essere lepri “uomini” a tirare le atlete. 

Per questo motivo il tempo di 2h 15′ 25″ ottenuto dalla Raddcliffe nel 2003 a Londra non è più da 20 settembre scorso il record del mondo femminile di maratona ma solo il “world best”.

Il nuovo record del mondo (world record) femminile di maratona è quindi adesso 2h 17′ 42″ fatto da Paula Reddcliffe 😉 a Londra nel 2005.

La AIMS, Association of International Marathons and Distance Races, e la WMM, World Marathon Major, non si dicono molto d’accordo con la decisione, visto che ormai in tutto il mondo le corse di maratona si svolgono tutte come corse aperte a tutti e propongono eventualmente di poter avere due record del mondo, quello ottenuto nelle corse miste e quello ottenuto nelle corse riservate alle atlete donne. Di fatto con il nuovo sistema il record del mondo femminile potrebbe essere fatto solo nelle manifestazioni ufficiali IAAF tipo Olimpiadi, Campionati del Mondo, ecc. ma mai a Berlino, Boston, ecc.

Qui il link alla o tizia ufficiale.

2h 03′ 38″: nuovo record maratona

A Berlino è stato appena fatto il nuovo record mondiale di maratona: 2h 03′ 38″.
A stabilirlo è stato Patrick Makau, già vincitore nel 2010.
Tutte le ultime notizie le trovate qui: http://it.eurosport.yahoo.com/25092011/45/atletica-passaggio-consegne-makau-primatista.html

Primo degli italiani il barlettano Domenico Ricatti che ha concluso al 12mo posto in 2h 16′ 31″. Ricatti era alla sua seconda maratona della carriera dopo quella dello scorso aprile a Milano.
Buona la prestazione delle atlete italiane. Sesto posto assoluto per Anna Incerti (2h 25′ 32″), settima Rosaria Console (2h 26′ 10″), ottava Valeria Straneo (2h 26′ 33″).

And the winner is…

La città vincitrice per l’organizzazione del mega raduno di primavera della tribù di runnerplus, dopo una volata degna delle migliori maratone, è:

T R I E S T E

Riconosco che sia presto, ma chi vuol prepararsi bene ad una maratona deve farlo con scrupolo e per tempo. Ci sono sei mesi prima dell’8 maggio 2011 (ma io e qualche alto prima di Trieste andremo a correre anche da qualche altra parte…)

Quindi mi sono dato un po’ da fare per la parte organizzativa.

L’iscrizione online alla maratona, fino al 3 marzo, costa 30 €
L’iscrizione alla mezza maratona costa, fino al 3 marzo, 15 €
Per la non competitiva il costo è di 10 €

Arrivare a Trieste è un po’ lungo.

  • Da Roma, cambio a Venezia Mestre. Con due Alta Velocità ci si mettono 5h37′, costo attuale 90 € (+ ritorno). Il meno veloce ci mette 9 h e costa 44 €
  • Da Firenze, cambio a Mestre, veloce 3h50′ costo 59 €; lento 5h costo 31 € (c’è anche un treno senza cambio intermedio che parte da Roma ma che arriva in orario notturno…).
  • Da Bologna, cambio a Mestre, 3h10′ costo 45 €, lento 4h costo 38 €
  • Da Milano, cambio Mestre, veloce 4h15′ a 44 €, lento 5h20′ a 40 €
  • Da Torino, cambio Milano e Mestre, veloce 5h45′ a 102 €, lento 10h30′ a 44 €.

Alberghi.
Mi sono fatto mandare un po’ di preventivi (in ordine decrescente di stelle):

  • Hotel Continentale 4 stelle, singola 90 € (ma ne hanno max 5), doppia uso singola 100 €, doppia 140 €. Per quanto riguarda la possibilità di tenere 2 camere fino al primo pomeriggio non ci dovrebbero essere problemi e in caso non ci addebiterebbero il supplemento day use.
  • Hotel San Giusto Best Western, 3 stelle, camera singola 110€ con colazione, camera doppia 170€ con colazione. Possono tenerci 2 camere nelle quali fare la doccia nel pomeriggio senza alcun problema.
  • Hotel Impero 3 stelle, singola 70 €, doppia 90 con colazione. Per quanto riguarda le camere per fare la doccia nel pomeriggio, non dovrebbero esserci problemi a bloccarne un paio di quelle occupate nella notte precedente, sempre che l’albergo non sia completemente pieno anche per il giorno seguente.
  • Hotel Città di Parenzo, 3 stelle, singola 80 €, doppia uso singola 100 €, doppia 110 € compresa colazione
  • Nuovo Albergo Centro, 2 stelle, camera singola 60€, camera doppia 80€, camera tripla 108€, camera quadrupla 140€ compresa colazione a buffet

Per ora hanno risposto questi. Può darsi che ci siano convenzioni per la Maratona, ma al momento sul sito la pagina dedicata è bianca…

Insomma a me personalmente questa cosa piacerebbe molto, nonostante il costo da sostenere non sia bassissimo (non meno di 200 €). Però penso ne valga la pena.

Per ora hanno detto che ci stanno:

nome maratona mezza
maratona
non
competit.
Bellerofonte x
Valter x
Kobra x
Alepotsie x
Gaspare x
Marco x
Fedilele x
Fusa x?
SimoneB x
Ucina x
Aicha x

MCM Milano City Marathon

Facciamo la conta…chi pensa di esserci e di correre i 42 km?

Per me sara la prima….c’e’ qualche altro novello aspirante folle maratoneta?

PETTORALE 5715 !

Maratona
AirRobi 4112
BlackM@mba F555
FrancescoI 8130
ITA-Giuseppe 8133
MVB 8131
NetFabio 4421
SlyoftheSky 5715
Valter 3709

Staffetta R+
Giabon 280/1
StefanoG 280/2
Bellerofonte 280/3
X-Mass 280/4

Staffetta
Staffetta societaria DeMarchi (Azzurra Garbagnate 3)
Simoneb 283/4